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Via Crucis: il Papa accoglie le piccole grandi “croci” dei giovani

Scritto da il 2 Aprile 2021

Via Crucis: le paure dei bambini e dei ragazzi

La pandemia e la solitudine. La paura del buio e dell’abbandono. Le liti in famiglia e i disagi economici. Lo smarrimento e la delusione. Il senso di fallimento dopo un brutto voto a scuola. E ancora la perdita di un nonno, via crucis, papaportato via da «”astronauti”, coperti da tute, guanti, mascherine e visiera», senza la possibilità di ultimo abbraccio.

Sono le piccole grandi croci che «fanno accasciare al suolo» bambini e ragazzi. Fragilità, spesso invisibili, il cui peso diventa insostenibile soprattutto di notte. Solo il Signore le «conosce» e le «prende sul serio».

«Tu, Gesù, ci sei sempre vicino e non ci abbandoni mai» scrivono i giovani della parrocchia romana dei Santi Martiri dell’Uganda e del gruppo scout Agesci “Foligno I” e gli ospiti di due case famiglia di Roma, a cui Papa Francesco ha affidato quest’anno i testi e i disegni a commento delle 14 stazioni della Via Crucis del Venerdì Santo.

Ragazzi «piccoli, bisognosi di tutto e aperti alla vita», così come i “grandi”, questa la loro preghiera in Piazza San Pietro, vorrebbero tornare a essere: «Fa’ che riacquistiamo la purezza dello sguardo e del cuore».

via crucis

Via Crucis: la felicità è sinonimo di dono

La giustizia, riconoscono i giovani rapportando gli episodi della Passione di Cristo a quanto accade tra i banchi di scuola e nella loro quotidianità, è una strada in salita, fatta di ostacoli e difficoltà. Facile è, al contrario, «lavarsi le mani come Pilato», cadere nella persecuzione, nella derisione e persino nel bullismo. «A volte certe nostre azioni possono giudicare, ferire e calpestare un fratello o una sorella».

«Ogni giorno vacilliamo e possiamo cadere, ma Gesù è sempre lì a tenderci la mano». E a scacciare via i brutti i pensieri basta a volte un gesto inaspettato, come quello del Cireneo che aiuta il Signore a portare la croce: il sorriso di una mamma che scioglie ogni dubbio, l’aiuto di una persona cara, lasciarsi alle spalle i pregiudizi e scoprire la bellezza dell’amicizia con un coetaneo straniero. «Solo quando in una persona riconosciamo un fratello stiamo aprendo il nostro cuore a Gesù».

I giovani chiedono la «forza di perdonare» e di «saper riconoscere l’essenziale» ma al tempo stesso insegnano che la felicità è sinonimo di dono. Come la bambina che regalando un’intera collezione di bambole ai piccoli rifugiati del Kosovo ha sentito «alleggerirsi l’anima» o come il ragazzo scout che, rinunciando alla festa in famiglia il giorno di Natale, ha distribuito il pranzo ai più bisognosi. «Tornando a casa – confida – pensavo ai volti delle persone che avevo servito, ai loro sorrisi e alle loro storie. Il pensiero di aver portato a quelle persone un momento di serenità aveva reso quel Natale indimenticabile. Servire gli altri con amore è l’insegnamento che ci dà Gesù sulla croce».

Segno, spiega Sara, dodici anni, commentando l’ultima stazione della Via Crucis, che «la morte non è la fine di tutto». «O Signore, Padre buono, – conclude Papa Francesco – quando il percorso della vita ci mostra storie difficili,
donaci la speranza della Pasqua, passaggio dalla morte alla risurrezione».

 

 

 

 

 


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