Venite Adoremus, torna il presepe vivente di Roma – Intervista audio

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Foto Facebook Presepe Vivente di Roma

Venite Adoremus a Porta Asinaria

Scese le scale ci si trova davanti alla casetta del censore. Dopodiché, tramite un vialetto, si giunge al mercato con frutta, verdura, legumi, animali. Poi, dritto, fino alla corte di Erode, la parte ricca della città: la Betlemme dell’anno zero. È Venite Adoremus, il presepe vivente di Roma, a porta Asinaria, a pochi passi da San Giovanni in Laterano. Giunto alla seconda edizione, sarà inaugurato domenica prossima, 23 dicembre. A ingresso gratuito, si potrà visitare fino al prossimo 13 gennaio (vedi locandina in fondo all’articolo).

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Il presepe in allestimento. Foto Facebook “Presepe Vivente di Roma”

A raccontarci alcuni particolari sui personaggi e i costumi è Maria Massaro, della parrocchia di San Giulio nel quartiere Monteverde, che fa parte dello staff di organizzazione.

“Abbiamo studiato le immagini dell’epoca e utilizzato stoffe pregiate per vestire i magi e le ancelle. Ci ha aiutato una tappezziera” spiega. Più semplici, invece, le tuniche dei popolani. Ma molto colorate. In questo, il supporto della fantasia è stato fondamentale.

L’organizzazione e novità di quest’anno:

Ma quante sono le persone coinvolte in Venite Adoremus? “Circa 55 a regime pieno”, continua Maria, “il minimo è 40”. Le varie comparse si alternano e assicurano la loro presenza in base ai giorni. Per la scelta, poi, “oltre alla disponibilità dei volontari, si considerano altri fattori come la statura e l’età”.

Domenica prossima, dunque, ci sarà il taglio del nastro ma la macchina organizzativa dal punto di vista burocratico è partita già a maggio. Con i costumi, invece, ci si sta preparando da settembre. “Sono mesi che ci stiamo lavorando” aggiunge Maria che ci parla di una novità di quest’anno: il presepe vivente si aprirà con l’arrivo della Madonna  (interpretata da una donna incinta) in sella a un asino. “Proprio secondo il Vangelo, domanderà se c’è posto nella locanda, fino ad arrivare nella stalla”.

Il recupero della tradizione e lo “scambio umano”

Alcune tradizioni come queste si stanno perdendo… “Confermo” risponde ancora Maria “ma quando ci sono delle spinte forti, offrono uno stimolo a ritornare sui propri passi, a ripensare il Natale, lo stare insieme”.

“Stiamo fuori giornate intere. Ho apprezzato ancora di più l’incontro umano ogni volta sia con persone nuove che con persone che conosci da tanto tempo. È un’occasione per conoscerle meglio. C’è uno scambio umano a tutti i livelli. Alla fine del presepe arriviamo molto stanchi ma molto felici”.

Poi, “è piacevole sentirsi accolti dal pubblico, che i visitatori dello scorso anno ritornino a vederci”.

La Chiesa San Giulio

Anche quest’anno la visita al presepe vivente è a offerta libera. Il ricavato servirà per i lavori di rifacimento di San Giulio iniziati nel 2016, da quando cioè il tetto della chiesa stava per cedere.

Viviamo da tre anni in una tensostruttura. – racconta ancora Maria – Fredda d’inverno e bollente d’estate. Molte persone sono andate via dalla parrocchia. Chi è rimasto cerca di portare avanti il concetto di Chiesa fatto da persone”.

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