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Unione Europea: 70 anni di storia

Scritto da il 7 Maggio 2020

Unione Europea: ad InformAC ascoltiamo l’intervista alla dott.ssa Anna Vagnozzi, che lavora per il CREA e che è consigliere AC di Roma

Il prossimo 9 maggio l’Unione Europea festeggia i suoi 70 anni di storia, un traguardo più che mai importante in uno scenario di pandemia globale come quello che stiamo vivendo da febbraio. Per l’occasione, la giornalista Francesca Baldini ha intervistato la dott.ssa Anna Vagnozzi, che è consigliere dell’AC di Roma e che lavora per il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e Analisi dell’Economia (CREA), ente che opera a livello europeo e che ben conosce le dinamiche dell’Unione Europea.

 

Giorno europeo

«E’ un compleanno particolare quello dei 70 anni dell’Unione Europea– inzia Anna Vagnozzi -a causa, come tutti sappiamo, dell’emergenza sanitaria planetare dettata dal Coronavirus. In questi mesi l’UE è stata oggetto di analisi molto discordanti e di prese di posizione molto accese che hanno provocato un forte disorientamento e delusione nei cittadini. E’ importante sottolineare due aspetti: innanzitutto l’UE non è un’entità a sé stante, i suoi organi e le sue strutture sono infatti abitate da politici votati o da cittadini delegati dai Paesi. Spesso l’UE non è adeguatamente conosciuta: la narrazione politica fa rimbalzare informazioni distorte e poco complete sull’operato dell’Europa. In secondo luogo, è necessario ammettere che l’UE ha sì dei problemi: ad esempio, gli Stati membri sono molto uniti per quanto riguarda le scelte di tipo economico, ma non tanto sugli aspetti concernenti le politiche del lavoro, del fisco, della giustizia, cioè ambiti che riguardano più da vicino le vite quotidiane dei cittadini. Se l’Europa lavorasse in modo più concorde anche su questi temi, sicuramente i cittadini la sentirebbero e vedrebbero più “vicina”».

 

Europa e Coronavirus

Unione Europea: 70 anni di storia

Anna Vagnozzi

C’è da aggiungere, tuttavia, che la grande attenzione data alle questioni economiche negli ultimi anni è stata dettata dalla grave crisi finanziaria del 2008 e dal fallimento della globalizzazione: «Questi processi di crisi hanno prodotto la nascita di nuovi nazionalismi e sovranismi nei singoli Paesi: anche questo è un fattore che incide non poco sulla visione parziale che i cittadini possono avere dell’UE- continua la dott.ssa Vagnozzi -Pensiamo anche alla polemica relativa all’iniziale poca solidarietà dimostrata dall’Europa all’Italia piegata dalla pandemia: è vero, c’è stato un primo momento di disorientamento, ma continuare a cavalcare quella polemica è inutile perché l’Europa ha compreso la gravità della situazione e ha risposto al Covid19. Gli esempi sono molti: ha organizzato il fondo per la disoccupazione dei lavoratori, ha costituito la task force di ricerca a cui ha destinato i finanziamenti per affrontare il lato scientifico della pandemia, ha preso accordi per creare fondi fino a 100 miliardi di euro per sostenere gli Stati membri e i sistemi sanitari. Ciò che emerge è che l’Unione Europea sta affrontando la pandemia del Coronavirus con l’atteggiamento della solidarietà».

 

Europa e futuro

Un invito importante è, dunque, quello di informarsi il meglio possibile sull’operato dell’Unione Europea in queste settimane di emergenza sanitaria: «Tutti quanti, ora più che mai, abbiamo gli strumenti per connetterci: possiamo sfruttarli per consultare i siti dell’Unione Europea e capire come sta agendo- continua Anna Vagnozzi -Giorno per giorno viene pubblicata un’agenda che spiega nello specifico quali decisioni vengono prese e in cosa consistono. Oltre ad acquisire nuove conoscenze dal punto di vista personale, questi strumenti e questo periodo ci possono insegnare a guardare al futuro dell’Europa e non solo con grande speranza: dopo il momento iniziale di disorientamento, l’UE ha risposto alle sfide del virus con determinazione. Già nel Trattato di Roma, i padri fondatori dell’UE avevano stabilito che tra i valori basilari della futura Europa non dovessero esserci solo gli aspetti economici, ma anche l’equiparazione delle differenze sociali tra i diversi Paesi membri. Le nuove generazioni hanno l’importante compito di insistere affinché questa giustizia redistributiva possa rimettere tutti nelle condizioni di poter competere insieme. Non a caso, tra le nuove generazioni, c’è la generazione Erasmus che è abituata a dialogare con gli amici degli altri Paesi europei, e spesso anche del mondo intero: è una generazione che vive normalmente il fatto che si possa stare seduti ad un tavolo insieme a discutere e a decidere».

 

Appuntamenti e news

Vi invitiamo a consultare le pagine social e il sito web dell’AC di Roma.


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