lunedì , 25 settembre 2017

Una nuova luce per il Mosè di Michelangelo

La luce del ‘500 sul Mosè di Michelangelo

Dopo 15 anni dall’ultimo restauro, la tomba di Giulio II, custodita nella chiesa di San Pietro in Vincoli, è stata illuminata, come l’ artista la realizzò, grazie a un impianto di illuminazione creato dal light-designer Mario Nanni.  Il sistema consente così ai  visitatori di assistere a una giornata del 1546, dall’alba al tramonto, in timelapse.

Michelangelo

La riscoperta del ruolo della luce sul Mosè si deve allo storico e restauratore Antonino Forcellino.  Il monumento è  stato, infatti, scolpito pensando a come il marmo di Carrara avrebbe reagito ai raggi solari, creando essa stesso una sua luce. Ma la chiusura di una finestra posta a destra della scultura e la costruzione di un ripostiglio nel 1867 avevano privato l’opera di Michelangelo del gioco di luce immaginato dall’artista.

La statua

Alta 235 cm e databile al 1513-1515 circa, la statua del Mosè occupa la posizione centrale del registro inferiore del monumento a Giulio II.  Fu completata solo alla morte del papa che di fatto è sepolto nella basilica di San Pietro in Vaticano. Se nel progetto iniziale il Mosè era pensato come solo una delle circa quaranta statue a tutto tondo previste, ne divenne successivamente l’elemento primario.

Michelangelo, ispirandosi a Raffaello e Donatello, ritrae Mosè seduto, con le Tavole della Legge sotto il braccio, mentre con l’altra mano accarezza la sua lunga barba che secondo il Vasari fu scolpita con una perfezione tale da sembrare più “opera di pennello che di scalpello”.

 

 

 

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