Una Chiesa in ascolto dei giovani

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Una Chiesa in ascolto dei giovani: la testimonianza di Gioele Anni, uditore del Sinodo e consigliere nazionale Ac alla luce del documento finale

 

Si è concluso il 28 ottobre a Roma il Sinodo dei Giovani, offrendo al Papa e alla Chiesa il Documento Finale sul quale riflettere per orientare i passi futuri delle pastorali giovanili. Moltissimi gli argomenti toccati: si va infatti dall’esigenza di una nuova educazione e di un nuovo accompagnamento dei giovani sul piano spirituale e affettivo al valore della famiglia, dalla condanna e lotta agli abusi alla promozione della giustizia contro la cultura “dell’usa e getta”, dalla valorizzazione del ruolo delle donne alle sfide (e rischi) del mondo digitale, dall’immigrazione come paradigma del nostro tempo alla correzione fraterna senza moralismi. Il documento è anche un’ulteriore testimonianza dell’atteggiamento che ha guidato i lavori del Sinodo fin da subito, cioè lo stile dell’ascolto umile, di cui si parla in apertura affiancandolo al desiderio di dialogo pur provenendo da contesti diversi e al coraggio di dichiarare le proprie fatiche. La Chiesa in ascolto dei giovani, dunque, è quella Chiesa in uscita di cui parla instancabilmente Papa Francesco, la quale ha a cuore i giovani di tutto il mondo, con le loro speranze e le loro fragilità: una Chiesa in cammino in grado di mettere da parte l’autoreferenzialità e adottare lo stile dell’ascolto della Parola e di quei giovani che vogliono continuare a scommettere sulla Chiesa che, nonostante le sue debolezze, trasmette ancora il messaggio di Cristo a tutti. «Vale la pena- aveva esordito Papa Francesco all’apertura dei lavori del Sinodo -porsi all’ascolto e puntare su valori come la famiglia, la fedeltà, il sacrificio, il servizio, la fede, l’amore… Bisogna dimostrare ai giovani che plasmare la propria vita su tutto questo significa puntare in alto».

Per approfondire ulteriormente ciò che chiedono e cosa dicono oggi i giovani, in particolare quelli di AC, Chiara Santomiero ha intervistato per InformAc Gioele Anni (già consigliere

Gioele e papa Francesco 300x200 - Una Chiesa in ascolto dei giovani
Gioele mentre stringe la mano a papa Francesco

nazionale MSAC e attualmente  consigliere nazionale di Azione Cattolica), il quale ha partecipato in qualità di uditore ai lavori del Sinodo. Alla Chiesa in ascolto, connotato principale del Sinodo, deve corrispondere il coraggio di parlare, cioè l’elaborazione di propositi pastorali concreti insieme ai giovani: «Il Sinodo non fornisce delle ricette pronte su cosa fare- racconta Gioele Anni -e non finisce il 28 ottobre, ma continua, appunto, tramite il dialogo e il confronto, che avverranno a tutti i livelli. Ad esempio, noi giovani di AC tra due settimane parteciperemo ad un modulo formativo, dove interverranno anche molti giovani dell’Azione Cattolica di Roma, e discuteremo sugli itinerari di formazione alla luce del documento elaborato nel Sinodo dei Vescovi. È molto probabile che formare i giovani in AC significhi da adesso in poi insistere maggiormente sulla dimensione del servizio e sulla ricerca di strade che portino alla comunione nella Chiesa».

Dice ancora Gioele che ripensare la pastorale per i giovani significa ascoltarli, naturalmente, ma anche convocarli e coinvolgerli, come hanno iniziato a fare i Vescovi durante il Sinodo: «Nei grandi incontri si fatica ad ascoltare veramente i giovani; è più facile, forse, farlo nell’informalità, al di fuori delle occasioni “istituzionali”, il ché vuol dire spendere del tempo insieme. I momenti di raduno sono importanti e devono continuare ad esserci, ma accanto ad essi vanno progettati dei momenti di ascolto nell’ordinarietà, nella quotidianità. Non per niente, l’ascolto per noi al Sinodo si è realizzato anche nei momenti più semplici, come nelle pause, ad esempio bevendo un caffè insieme».

La Chiesa in ascolto è, perciò, secondo Gioele, una Chiesa generativa che promuove nuove forme di attenzione e vicinanza ai giovani, li interpella, li accompagna, li chiama, li coinvolge nella dimensione del servizio (ad esempio quello concreto verso i poveri) e che li educa alla corresponsabilità, a discernere il proprio cammino, a rialzarsi anche quando si cade perché nella Chiesa si sta insieme tra fratelli e con il Signore Gesù, che si è fatto uomo e ha vissuto la giovinezza santificandola.

Appuntamenti e news

Ricordiamo anche questa settimana il prossimo appuntamento dei lunedì formativi promossi dal Settore Adulti di AC di Roma, che si svolgerà il 5 novembre alle 16.30 in centro diocesano (via della Pigna 13/A): il tema che verrà trattato è “accogliere per vivere la mondialità” insieme a Padre Gabriele Beltrami e Maria Idda. Un piccolo assaggio di quanto verrà discusso è stato dato da Padre Gabriele Beltrami, intervistato rapidamente da Agnese Palmucci, secondo il quale le caratteristiche principali dell’accoglienza sono l’esigenza di prossimità e il camminare insieme verso il bene comune.