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“Umanità mediale”: una nuova relazione tra uomo e media nel libro di Padula e Ceretti

Scritto da il 12 Giugno 2016

Il mondo della comunicazione sta vivendo una grande e veloce trasformazione, potremmo dire che tutti noi quotidianamente viviamo immersi in uno tsunami mediatico. Per comprendere questa trasformazione dobbiamo cambiare il nostro punto di vista e non possiamo continuare a pensare ai media solo come a strumenti o ad ambienti, ma dobbiamo rimettere al centro l’uomo. E’ questa la tesi del libro “Umanità Mediale. Teoria sociale e prospettive educative“, scritto da Massimiliano Padula e Filippo Ceretti ed edito da Edizioni ETS.

Umanità Mediale

Dunque gli spunti di riflessione che propone il libro sono chiari: i media sono proiezioni dell’essere umano e non dispositivi separati da lui; l’uomo non usa i media, ma è i media; il web non è un ambiente in cui l’uomo comunica, ma è la riflessione della sua stessa qualità etica.

Il libro, suddiviso in due parti, una dedicata alla comprensione della cultura mediale e l’altra all’educazione dei media. E proprio in questa prospettiva  di ricollocare al centro l’uomo, la media education può assumersi il compito di educare i media (perché i media siamo noi), formando persone e non solo competenze digitali.

“Scopo di questo libro è quello di rispondere ad una semplice domanda, cosa sono i media? I media sono degli strumenti che aiutano e supportano l’uomo”- ci spiega Massimiliano Padula. – “I media sono indubbiamente degli ambienti in cui l’individuo cresce, si relaziona, si informa, ma sono soprattutto delle proiezioni dell’umano. Sono dei riflessi dell’uomo, dei traslati della sua qualità etica , il riverbero delle sue gioie e delle sue angosce. Da questa premessa nasce l’idea di Umanità Mediale, ossia quel processo sociale caratterizzato dalla coesistenza e convivenza tra l’uomo e i media, nessun uomo da un certo punto della storia in poi non è toccato dalla tecnologia e dai mezzi di comunicazione.”

Continua ascoltando l’intervista che abbiamo realizzato.

In qualità di presidente dell’AIART (Associazione Spettatori Cattolici), ruolo che ricopre dal gennaio di quest’anno, gli abbiamo chiesto anche l’importanza della formazione degli spettatori di oggi?

“Hanno un ruolo importante, per questo gli spettatori debbano un po’ ripensarsi, ovvero essere ri-educati alla nuova percezione della visione” – sottolinea Padula -.”L’idea di spettatore è quella di un uomo che aspetta di vedere qualcosa. Oggi non è più così, non è più colui che aspetta, ma colui che crea, colui che interviene, colui che scambia e colui che si relazione anche medialmente. La linea dell’associazione è quella di puntare sul processo formativo nel medio e lungo periodo che rieduchi lo spettatore alle nuove percezioni della visione”.

Ma come accennavamo all’inizio la seconda parte del libro è dedicata alla formazione ad un uso corretto dei media, come?

Ascolta l’intervista integrale a Filippo Ceretti che parla di un nuovo modo di intendere ed utilizzare la media education.

Insomma un processo necessario per poter formare le coscienze del domani, partendo dalla relazione e dall’uomo.

 

 

 

 

Filippo Ceretti, PhD in Pedagogia e Didattica, è docente di Tecnologie didattiche (Università di Bolzano), di Teorie dei media digitali e di Media Education (Pontificia Università Lateranense).

Ceretti

Massimiliano Padula è docente di Comunicazione (Pontificia Università Lateranense) e Sociologia dell’organizzazione e del tempo libero (Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione Auxilium). Coordina il Centro Alti Studi Lateranense. Dal gennaio 2016 è Presidente nazionale dell’Aiart-Associazione spettatori cattolici.

Padula


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