giovedì , 14 dicembre 2017

Turchia: Don Andrea Santoro una eredità viva

Undicesimo anniversario dell’uccisione di don Andrea Santoro, avvenuto a Trabzon (Turchia), nel febbraio del 2006. Il sacerdote Fidei Donum della diocesi di Roma, fu ucciso nella domenica pomeriggio del 5 febbraio, mentre era seduto in preghiera all’interno della chiesa di Santa Maria, oggi rimasta l’unica chiesa cristiana nella città sul Mar Nero. Come ogni anno la diocesi di Roma lo ricorda con una veglia di preghiera ed una celebrazione eucaristica, mentre contemporaneamente una delegazione dell’associazione a lui intitolata, si reca in Turchia per unirsi in preghiera alla comunità parrocchiale che don Santoro ha guidato per circa tre anni. Quest’anno a far parte del gruppo in pellegrinaggio, dal 3 al 6 febbraio, Maddalena Santoro, sorella di don Santoro, don Andrea Palamides, sacerdote della diocesi di Roma e la sottoscritta.

LA COMUNITA’ DI TRABZON

Il viaggio è stato una esperienza unica che ci ha permesso di entrare in contatto con la piccola, ma unita, comunità di cristiani che vivono a Trabzon e dove traspare come l’eredità di don Andrea Santoro è ancora molto viva. Oltre alle persone del posto, anche stranieri, soprattutto georgiani e studenti africani, in tutto una ventina di persone. Molti hanno conosciuto don Andrea e alcuni di loro hanno iniziato il cammino di fede proprio con lui. Da sei anni a guidarli c’è padre Patrice Jullienne de Pommerol, gesuita francese, che da quasi vent’anni risiede in Turchia, prima nella capitale ad Ankara, ed ora a Trabzon. Ad accoglierci, oltre a lui, il vicario apostolico di Anatolia, Paolo Bizzeti, che da circa due anni amministra una diocesi più grande dell’Italia, rimasta senza vescovo per sei anni, con poche migliaia di cristiani presenti.

 

 

Mons. Paolo Bizzeti (in alto il terzo da sinistra), insieme alla comunità parrocchiale a Francesca Baldini (in basso la seconda da sinistra) e padre Patrice ( terzo in basso da sinistra)

FEDE VIVA IN UNA TERRA DIFFICILE

Un territorio difficile quello turco per il cristianesimo, che ha visto susseguirsi nel giro di pochi anni l’uccisione sia di don Santoro, sia del vescovo Padovese, ma estremamente importante per il suo valore storico in quanto culla delle nostre radici cristiane. Qui si respira una fede forte, essenziale, da prime comunità apostoliche. Ce ne rendiamo conto la domenica, durante la celebrazione eucaristica in ricordo proprio del martirio di don Andrea, in cui due giovani ricevono iniziano il loro percorso di catecumenato. La loro emozione è evidente e la piccola comunità si stringe attorno a loro. Un momento di unità che prosegue anche oltre la messa, nella condivisione del pranzo. Una vera festa, dove l’importante è stare insieme come una famiglia.  Nonostante i pochi giorni il clima di raccoglimento ci ha permesso non solo di conoscere la realtà parrocchiale di oggi, ma anche dare spazio al ricordo di don Santoro, grazie ad alcune riflessioni spirituali guidate da mons. Bizzeti.


Maddalena Santoro e don Andrea Palamides all’interno della chiesa di Santa Maria

LA TESTIMONIANZA

A margine di questi due giorni raccogliamo e diamo risalto alla testimonianza di don Andrea Palamides, sacerdote romano, priore della “Comunità della Riconciliazione – Santa Teresa di Gesù Bambino”, inviato dal vescovo del Settore Sud, mons. Paolo Lojudice.

«Quando il vescovo Lojudice mi ha chiamato proponendomi di venire, io l’ho subito sentito come un grande privilegio- ci racconta don Palamides sorridente -, anche lui doveva esserci ma purtroppo per altri impegni non è riuscito a partecipare». Un’esperienza vissuta come un dono ed accompagnata con la preghiera da Roma anche da tutta la comunità da lui fondata.

«E’ stata una esperienza vera, viva, bella e stare qui mi ha permesso di toccare la necessità di vivere i nostri luoghi, con il cuore rivolto a cercare l’essenziale». Sottolinea don Andrea, che quest’anno festeggerà il venticinquesimo di ordinazione sacerdotale. «Questo è un luogo che ti fa ravvivare l’essenzialità come dono, come prete trovare una realtà come questa di Trabzon mi fa capire che non devo ragionare con le economie dell’avere ma con quelle dell’essere». Lui che aveva conosciuto solo in parte la vicenda di don Santoro è soddisfatto di aver avuto l’opportunità di partecipare a questa esperienza.

«Avevo letto qualcosa della sua storia ma stare qui è proprio diverso perché comprendi perché queste persone vivono qui, che è la stessa logica del Vangelo. Questo senso di minorità rispetto al mondo credo che sia un grande messaggio evangelico e qui essere cristiani significa vivere veramente la minorità». L’incontro con le persone è un tratto distintivo che don Palamides ricorderà da questo viaggio. Dal vescovo Bizzeti di cui afferma: «è facile sentire con lui una affiliazione perché è un uomo fondato sulla parola di Dio» – alla figura di padre Patrice – «un professore della cattedra dei piccoli e dei poveri. Imparare dal suo modo piccolo: è una presenza chiara, è un uomo da cui traspare una umiltà vera che non cerca successi, anche perché qui non ne hai. Qui il successo è quello di Cristo risorto»!

Ed infine l’incontro con la comunità parrocchiale, piccolo gruppo di cristiani che vivono la fede anche con la fatica del quotidiano. «Vederli così presenti con il sorriso, aver mangiato con loro, è stato molto bello – conclude il sacerdote – poi camminare per questa città e respirare l’aria di questa gente. In fin dei conti, stare in mezzo ai figli di Dio, è la cosa per cui siamo stati mandati, farlo qui è stato fantastico».

di Francesca Baldini 

 

 

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