martedì , 17 ottobre 2017

Tratta. Nel Settore Sud nasce una unità di strada. Intervista in esclusiva a mons Lojudice

Sono le sette di un giovedì sera di fine febbraio, quando raggiungo l’Istituto Scolastico Massimo gestito dai Gesuiti, alle spalle del famoso laghetto nel quartiere Eur della capitale. Ho deciso di partecipare a questo incontro, il quarto per la precisione, raccogliendo l’invito del vescovo di Settore Sud della Diocesi di Roma, mons. Paolo Lojudice, che da tempo lavora per dar vita ad una unità di strada o di prossimità (come preferisce venga chiamata), per il settore di cui è vescovo al fine di sensibilizzare maggiormente sul fenomeno della prostituzione e di conseguenza della tratta.

 

LA SERATA

Insieme a me i rappresentanti di una decina di associazioni e realtà che già da tempo lavorano sul territorio al contrasto della povertà, ma ci sono anche il padrone di casa, padre Renato Colizzi che si occupa di educazione all’interno dell’istituto scolastico e il direttore della Migrantes diocesana, mons. Pierpaolo Felicolo. «Questo vuole essere un segno post giubilare -, ci racconta mons Lojudice a margine dell’incontro-  per cercare di arginare una piaga che di certo non risparmia le strade della nostra città», e ci spiega come l’idea sia quella di mettere in contatto tra loro realtà che lavorano nel campo del sociale sul territorio. Un grande aiuto per dar vita a questo progetto arriva dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che già da tanti anni porta avanti la pastorale di strada anche in altre regioni d’Italia, partendo dalla città di Rimini dove è nata la realtà fondata da don Oreste Benzi. «Dunque l’obiettivo iniziale è la creazione di due, tre gruppi di persone che operano di comune accordo e in collaborazione tra loro, – prosegue il vescovo – per dar vita ad una sorta di “corridoio umanitario” per comprendere il fenomeno, che è differente nei diversi quartieri della città, e lavorare insieme per promuovere una sensibilizzazione di quella che è oramai una piaga sociale».

IL PROGETTO

«Il progetto nasce per caso, come spesso accade, – prosegue mons. Lojudice, – ma penso che risponda semplicemente ad uno degli appelli del Vangelo, quello di essere prossimi a tutti ed uscire per le strade e la presenza di ragazze sulla strada, che come figli di Dio sono da avvicinare, sia già una risposta». Una idea che mons. Lojudice matura dopo l’incontro avvenuto alcuni mesi fa ad un funerale con una delle suore della congregazione Apostole Sacro Cuore di Gesù, che da qualche tempo portano avanti questa pastorale prima ad Avezzano e poi a Roma. Così mons. Lojudice, da sempre particolarmente sensibile a questi temi, comprende che è necessario attivarsi e fornire una risposta comune per il settore di cui è vescovo, cercando di colmare una lacuna. «Credo che lavorare insieme sia fondamentale e si produca di più-, continua Lojudice – così dall’idea di poter collaborare con l’attività già avviata delle suore, ho pensato di riunire le associazioni che erano sensibili a questi temi. Sono convinto che la collaborazione deve avvenire con chiunque operi negli stessi settori se si vuole raggiungere degli obiettivi comuni». Di fatto non esiste nulla sul territorio per contrastare il problema a parte il piano Roxanne promosso dal Comune di Roma, a rischio chiusura, a causa dei recenti tagli dei finanziamenti pubblici al sociale. «E’ un problema presente dappertutto, ma lo vedo particolarmente nella zona Eur/ Marconi-, ci spiega il prelato – alla luce di una esperienza che io feci, quando ero assistente spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore proprio insieme ai seminaristi, mi sono chiesto se fosse possibile provare a costituire un team qui nel Settore Sud come esiste da anni nel Settore Nord relativa alla zona della Salaria a ridosso della parrocchia San Frumenzio». Dunque un progetto in fieri, non ancora ufficializzato come coordinamento, ma una idea che sta prendendo forma ed una rete che mons. Lojudice spera possa allargarsi a tutta la diocesi.

TUTTO NASCE DA UN INCONTRO

Nel corso della serata le suore della congregazione Apostole Sacro Cuore di Gesù giunte da Avezzano, ci raccontano la loro modalità operativa. In particolare Sr. Carla, accompagnata da un’altra consorella da alcuni collaboratori e persino da una giovane da poco strappata alla strada, spiega come è nata l’idea, l’approccio con le ragazze e le difficoltà incontrate. Da alcuni anni hanno iniziato a scendere in strada una sera a settimana, dalle 22 fino a circa l’una di notte, per poter instaurare un rapporto umano con ragazze che «non hanno alcuna via di uscita». «La paura c’è tra loro, ma c’è anche tanta fede e per noi è importante portare un sorriso una parola di conforto, – ci racconta Suor Carla- per queste ragazze che vengono trattate come animali e che nella notte trovano qualcuno che le tratta invece come persone è importante. C’è tanta tristezza e spesso la nostra vicinanza le spinge a trovare il coraggio di chiedere aiuto».

LA PRIMA USCITA

Al termine dell’incontro parte l’organizzazione per la prima uscita, che si è svolta martedì 28 febbraio, e il “rodaggio” del primo team che possa così piano piano procedere in maniera autonoma. Tra loro anche Angelo Pappalardo, insegnante di religione che con Marianna, sua ex alunna, hanno partecipato affiancando le suore. «Le nostre paure iniziali sono state vinte dalla gioia con cui molte di loro ci hanno accolto. – parlano soddisfatti dell’uscita notturna – Abbiamo ascoltato le loro testimonianze e un velo di tristezza, compassione e tenerezza ha attraversato il nostro animo! Ci hanno ringraziato per le parole di conforto e i sorrisi. Una volta tanto, ci hanno detto, non si sono sentite giudicate».  Altre uscite si stanno organizzando e si svolgono principalmente il venerdì sera. Una attività di sensibilizzazione che verrà risaltata anche attraverso la terza edizione della Via Crucis “Donne Crocefisse”, promossa dall’APGXIII in collaborazione con il Settore Sud della diocesi di Roma e si svolgerà il prossimo 7 aprile a partire dalle 19,30 nella quartiere Garbatella /San Paolo a Roma.

Francesca Baldini

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