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Teresa D’Avila, l’ultima estasi: D’Ascenzo: “In scena le emozioni”

Scritto da il 4 Dicembre 2018

Teresa D’Avila, l’ultima estasi

Una narrazione interiore costruita attraverso i sentimenti, le sensazioni, i pensieri, le urgenze d’amore. Non un mero intrattenimento sulla storia di Santa Teresa D’Avila ma, per dirla alla Kafka, “un’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi”.

È Teresa l’ultima estasi, lo spettacolo teatrale, scritto e interpretato dall’attrice Rosa Di Brigida e diretto da Francesco D’Ascenzo, che andrà in scena i prossimi 14, 15 e 16 dicembre alla Chiesa di Santa Maria in Monterone nel centro di Roma. “Un’esplorazione nell’intimo” degli ultimi istanti di vita di una donna che ha rivoluzionato la Chiesa in ambito sociale e culturale.

Una “sacra sperimentazione“, indubbiamente difficile, ma che ha concesso al regista “un’enorme libertà”. Al punto tale che le emozioni stesse prendono vita sul palcoscenico: le videoproiezioni in forme geometriche e gli effetti sonori valicano così il limite dell’abbellimento estetico per farsi personaggio a fianco dell’attrice protagonista.

A spiegarlo a Radiopiù è il regista, Francesco D’Ascenzo, che dal 2007 fa parte del gruppo di artisti della ERA DEA, fondato a Roma nel 2000 proprio con l’intento di cimentarsi in storie e idee sempre nuove e mai usuali:

L’intimo dunque si fa teatro. Una strada, questa, già tracciata, a colpi di scalpello, da Gian Lorenzo Bernini (celebre è la sua Transverberazione di santa Teresa d’Avila nella cappella Cornaro di Santa Maria della Vittoria, a Roma). Nella sua “men cattiva opera”, così la definì, lo scultore barocco colloca la scena sul palcoscenico-altare. La santa, semidistesa su una nuvola, sembra essere trasportata verso il cielo da una macchina da teatro. Ai lati, sui palchetti, sono raffigurati gli spettatori.

 

Il castello interiore

In uno spettacolo “trasgressivo e impopolare”, spiega l’attrice protagonista Rosa di Brigida che, oltre a vantare collaborazioni cinematografiche prestigiose (a fianco di Woody Allen in To Rome with Love o a Daniel Craig in Casino Royale o a Philippe Noiret in Il Frullo del Passero) inizia da giovanissima la carriera di attrice in teatro, “vivo di lei (Santa Teresa ndr.) la parte più umana e privata”. La morte e il desiderio, cioè, “di raggiungere il suo Sposo che per lei è la vera vita. Lo ha amato con tutte le paure, i dubbi, le certezze che trascina con sé il vero amore”.

“Scrivo – continua – di una donna affascinante, intelligente, ironica, che è riuscita a fare della sua vita turbolenta e passionale l’atto d’amore più alto e poetico di tutte le storie d’amore. Lei non ha scelto un uomo semplice o uno potente da amare. No, ha scelto il migliore, ha scelto il Signore, l’unico che poteva donarle la cosa più preziosa: l’eternità“.

La vita è come un castello al cui interno ci attende il Signore. Ma noi siamo fuori del castello, alle sue porte, a chiedere l’elemosina, senza comprendere che quel castello è nostro e possiamo entrarvi, scriveva Santa Teresa.

Ed proprio questo che ha spinto l’autrice e il regista a realizzare “l’originale spettacolo”. Santa Teresa, racconta Francesco D’Ascenzo ci ha insegnato “a non vivere ai margini della propria vita. A dedicarsi a se stessi, ma non in senso egoistico ed edonistico”. Ci ha insegnato “a dare uno scopo alla vita. È questa la chiave per aprire il proprio castello interiore, il proprio cuore, se stessi, le proprie passioni. Ci ha insegnato la grande passione nelle cose che oggi manca“.

Santa Maria in Monterone: i redentoristi ospitano Teresa

La scelta dell’ambientazione non è casuale. Due i motivi che hanno spinto a mettere in scena Teresa l’ultima estasi proprio nella chiesa nel rione Sant’Eustachio. Innanzitutto, spiega il regista, perché è un luogo intimo e raccolto: “si mantiene un certo livello di vicinanza con il pubblico fino a creare un coinvolgimento totale”.

Non solo. Santa Maria in Monterone è curata dai Redentoristi che hanno come fondatore Sant’Alfonso, grande artista ed estimatore di Teresa D’Avila (al punto da realizzare l’opera artistica “Crocifissione” sulla base degli scritti della santa spagnola).

Così nello spettacolo non poteva mancare un omaggio anche a Sant’Alfonso: i versi di Santa Teresa e San Giovanni della Croce sono stati incisi da Miranda Martino su arie di canzoni napoletane:


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