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Te Deum, Papa: “La Chiesa di Roma vicina alle schiavitù del nostro tempo”

Scritto da il 1 Gennaio 2019

“La Chiesa che è a Roma non vuole essere indifferente alle schiavitù del nostro tempo, e nemmeno semplicemente osservarle e assisterle, ma vuole essere dentro questa realtà, vicina a queste persone e a queste situazioni”. Lo ha detto Papa Francesco nel Te Deum dello scorso 31 dicembre, facendo riferimento agli oltre 10mila senza fissa dimora che popolano la città di Roma e raccomandando per loro “vicinanza materna”.

Il Figlio di Dio, ha ricordato il Papa, “è nato nel tempo per riscattare, cioè far uscire da una condizione di schiavitù e restituire alla libertà, alla dignità e alla libertà propria dei figli”. “La schiavitù che l’apostolo ha in mente – ha spiegato il Sommo Pontefice – è quella della ‘Legge’, intesa come insieme di precetti da osservare, una Legge che certo educa l’uomo, è pedagogica, ma non lo libera dalla sua condizione di peccatore, anzi, per così dire lo ‘inchioda’ a questa condizione, impedendogli di raggiungere la libertà del figlio”. “Dio Padre ha mandato nel mondo il suo Figlio Unigenito per sradicare dal cuore dell’uomo la schiavitù antica del peccato e così restituirgli la sua dignità”, la sintesi della missione di Cristo nelle parole del Papa: “Dal cuore umano infatti – come insegna Gesù nel Vangelo – escono tutte le intenzioni malvagie, le iniquità che corrompono la vita e le relazioni”.

“E qui dobbiamo fermarci a riflettere con dolore e pentimento perché, anche durante quest’anno che volge al termine, tanti uomini e donne hanno vissuto e vivono in condizioni di schiavitù, indegne di persone umane”, il “mea culpa” sotto forma di appello sollecitato da Francesco: “Anche nella nostra città di Roma ci sono fratelli e sorelle che, per diversi motivi, si trovano in questo stato”. “Penso, in particolare, a quanti vivono senza una dimora. Sono più di diecimila”, ha fatto notare il Papa: “D’inverno la loro situazione è particolarmente dura. Sono tutti figli e figlie di Dio, ma diverse forme di schiavitù, a volte molto complesse, li hanno portati a vivere al limite della dignità umana. Anche Gesù è nato in una condizione simile, ma non per caso, o per un incidente: ha voluto nascere così, per manifestare l’amore di Dio per i piccoli e i poveri, e così gettare nel mondo il seme del Regno di Dio, Regno di giustizia, di amore e di pace, dove nessuno è schiavo, ma tutti sono fratelli, figli dell’unico Padre”. Di qui l’invito alla vicinanza “a queste persone e a queste situazioni”.

Dopo il Te Deum il Papa è andato a vedere il presepe di sabbia allestito al centro di piazza San Pietro. Passando sotto il colonnato del Bernini, ha visitato le opere di carità da lui volute per i senza fissa dimora e poi si è fermato in preghiera davanti al presepe realizzato con la sabbia di Jesolo.


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