Strage Capaci. Intervista esclusiva al magistrato Minisci

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Strage Capaci. A pochi dall’anniversario dell’attentato a Giovanni Falcone e alla sua scorta, per InformAc un’intervista esclusiva a Francesco Minisci, neopresidente dell’Associazione nazionale magistrati.

Il prossimo 23 maggio celebreremo il XXVI anniversario della strage di Capaci, attentato mafioso in cui persero la vita, com’è ben noto, il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tutti gli uomini della scorta. Pochi mesi dopo, il 19 luglio, fu ucciso anche Paolo Borsellino, nella strage di via d’Amelio.

La lotta alla mafia non si è di certo fermata: l’esempio grande di questi uomini di giustizia, che hanno fatto della loro vita una continua ricerca della verità e del bene comune, continua ad essere linfa vitale. Anche se, con il passare degli anni, sembra che questa battaglia diventi sempre più dura.

In questa puntata di InformAc parliamo proprio di memoria, dialogo con le istituzioni e formazione alla legalità per le nuove generazioni. Lo facciamo con un’intervista di Vittorio Sammarco a Francesco Minisci, neopresidente dell’Associazione nazionale magistrati.  Minisci, magistrato cosentino, si è formato in Azione Cattolica e negli anni ’90 ha collaborato con il Movimento Studenti.

Francesco Minisci, neopresidente Anm

Dott. Minisci, secondo lei cosa devono fare le istituzioni per riacquistare la credibilità perduta presso i cittadini in questa difficilissima ed intensa battaglia? «Per prima cosa non dobbiamo mai perdere il concetto di “memoria”, il nostro patrimonio, rappresentato dai colleghi uccisi per mano di mafia e terrorismo. Voglio ricordare che sono stati uccisi 27 magistrati nella storia della Repubblica, abbiamo questo triste primato a livello mondiale. Quella memoria deve essere sempre presente, il nostro patrimonio, le nostre “rose spezzate”, come le abbiamo definite nell’ambito dell’Associazione nazionale magistrati, che sono ormai il nostro simbolo. Da lì dobbiamo partire per continuare questa incessante battaglia. Io credo che non si possa prescindere dal dialogo tra le istituzioni, ognuno nel suo ambito. È questo che noi come associazione proporremo a quello che sarà il nuovo governo. Un dialogo fatto di proposte concrete, che vanno al cuore dei problemi della giustizia. Non alimenteremo lo scontro, le polemiche non fanno bene a nessuno e ci distolgono dalla tutela dei diritti e dal servizio ai cittadini».

Lei dal primo giorno ha detto che tra magistratura e politica deve esserci un chiaro confine nella distinzione di ruoli e funzioni. Questo perché ha visto in questi anni che la mancata chiarezza ha creato confusione? «Negli anni scorsi è passato un concetto che non condivido, quello per il quale la magistratura avrebbe una funzione moralizzatrice. La magistratura, invece, non deve moralizzare nessuna categoria della società: ciascuna categoria deve avere un codice ontologico proprio, secondo il quale prendere poi le contromisure quando si verifichino delle cadute etiche. Noi non interveniamo su fenomeni “socialpenalistici”, noi interveniamo su fatti più estesi, duri da scardinare, difficili da combattere, ma su fatti che vanno poi dimostrati all’interno del processo. Se abbiamo chiaro questo concetto si potrà sicuramente costruire il dialogo e fare ognuno il proprio lavoro secondo le caratteristiche di ciascuno».

Su quali pilastri deve puntare l’Azione Cattolica, da sempre impegnata sul piano della legalità e della giustizia, perché questi valori non siano dimenticati dalle nuove generazioni?. «Come presidente Anm ho un obiettivo molto importante: cercare di far maturare nelle coscienze dei giovani il messaggio che giustizia e legalità non sono principi lontani, ma principi che appartengono a tutti, da vivere, praticare ed alimentare ogni giorni. Questo è il senso della «Notte bianca per la legalità» che abbiamo organizzato in vari tribunali d’Italia lo scorso 5 maggio, aprendo agli studenti i Palazzi di Giustizia. Ritegno che i nostri figli abbiano bisogno di esempi positivi e noi abbiamo il dovere di offrirglieli. Perché illegalità e violazione delle regole hanno una sola conseguenza, quella di chiudere le porte verso il futuro. Credo che per questo l’intera magistratura sarà sempre vicina alle scuole e ai genitori, in questo comune percorso di formazione di quelle persone alle quali dovremo ben presto consegnare le chiavi del futuro».

VITA ASSOCIATIVA

Marco Di Tommasi, vicepresidente adulti dell’Ac della Diocesi di Roma, ci racconta il pellegrinaggio a Frascati del settore adulti, tenutosi lo scorso 12 maggio: «Un pellegrinaggio è un cammino verso l’amore, verso Dio. Il nostro è stato un pellegrinaggio tra arte e fede, perché niente come l’arte è capace di aprire il cuore alla bellezza, che dell’amore è manifestazione percepibile ai sensi. Un pellegrinaggio a maggio poi, mese tradizionalmente dedicato a Maria, è dunque un cammino con Maria verso la bellezza. Abbiamo camminato tra Frascati e Grottaferrata, incontrato l’Ac di Frascati ed il suo vescovo, e compiuto un breve ma intenso viaggio tra arte e fede, nella fraternità. L’arte educa alla bellezza e alla fede, particolarmente intensa la condivisione dei vespri con la comunità del Monastero di San Nilo».

Segnaliamo l’appuntamento del 21 maggio con il «Rosario con Piergiorgio», promosso dalla Pastorale Giovanile, dalla Compagnia dei Tipi loschi e dall’Associazione Piergiorgio Frassati, a cui aderisce anche l’Ac di Roma, con la recita dei misteri gloriosi. Il sussidio per la preghiera è scaricabile a questo link sul sito di Ac Roma.