Lo storico abbraccio tra il Papa e il patriarca Kirill

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“Finalmente, fratello”. Queste le prime parole pronunciate da Papa Francesco subito dopo lo storico abbraccio con Kirill. Il primo in assoluto, tra un pontefice e un patriarca della Chiesa ortodossa russa.

I due, che si sono incontrati in una saletta dell’aeroporto de L’Avana, lontani dai riflettori, hanno firmato una dichiarazione congiunta. Tra i temi affrontati, l’appello alla comunità internazionale per porre fine alla persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, le violenze in Iraq e Siria, il terrorismo come crimine in nome di Dio e i conflitti in Ucraina. Spazio anche alla condanna all’aborto, all’eutanasia e alla procreazione assistita. Definito poi il concetto di famiglia (“istituto fondato sul matrimonio tra uomo e donna”).

“Abbiamo parlato come fratelli, abbiamo lo stesso battesimo, siamo vescovi – ha dichiarato il Papa dopo la firma della dichiarazione-. Abbiamo parlato delle nostre Chiese e ci siamo trovati d’accordo nel fatto che l’unità si costruisce camminando. Abbiamo parlato chiaramente, senza mezze parole, e vi confesso che ho sentito la consolazione dello Spirito per questo dialogo”.

L’incontro del 12 febbraio è una profezia definisce, invece, così l’abbraccio tra Papa Francesco e Kirill don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo. “Perché -spiega- è un modo per raccontare il nostro Dio e per invitarci tutti a verificare quanto realmente crediamo in lui”.

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