Stella: “Cristo scrive per noi domande col sangue dei martiri”

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Il martirio di numerosi cristiani in giro per il mondo rappresenta un monito per tutti noi. Un invito a non rimanere indifferenti, a ricordarli nella preghiera e a saper raccogliere il loro testimone di fede. Così il card. Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero, nell’omelia pronunciata ieri, martedì santo, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, nella Messa organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio in suffragio dei cristiani perseguitati, discriminati, privati della libertà religiosa e della vita.

Ricordando che i martiri sono testimoni, il porporato ha spiegato che essi sono diventati tali in quanto gli è stato chiesto “di dare ragione della loro fede”, di “manifestare concretamente” il loro rapporto con Cristo, “sino all’effusione di sangue”.

Essendo dunque testimoni, portano un messaggio a noi tutti, che dobbiamo saper cogliere e attuare. “Gli eroi si ammirano da lontano, i martiri invece si imitano, guardandone la vita, dopo averne conosciuto la morte”, ha detto il card. Stella.

Del resto, ha aggiunto, “pochi possono essere eroi” ma “tutti possiamo essere martiri di Cristo”. In che modo? Vivendo la nostra vita come suoi discepoli, “non aspettando le grandi occasioni, ma cogliendo le piccole occasioni che ogni giornata ci mette di fronte”. Lo stesso Papa Francesco, nell’Angelus del 16 dicembre 2014, disse: “Se non tutti sono chiamati a versare il proprio sangue, a ogni cristiano però è chiesto di essere coerente in ogni circostanza con la fede che professa”.

Da questa considerazione deriva “il contenuto della testimonianza dei nostri fratelli e sorelle martiri”: nel mostrarci come “la potenza di Dio si è manifestata nelle loro vite e nella loro morte, come esempio e incitamento per noi”.

Secondo il card. Stella, la vita e la morte dei martiri “ci richiamano alla bellezza del Vangelo delle Beatitudini”. Un brano – ha osservato – che “si colloca come la carta d’identità del cristiano, il cuore del messaggio di Gesù; Egli infatti lo ha pronunciato con solennità salendo sul monte, sedendosi e facendo avvicinare i discepoli”. “In questo momento – ha aggiunto – Gesù è stato davvero il Maestro, che indica la via, esponendo il senso di tutto ciò che sarebbe venuto poi”.

Parole – quelle di Gesù – che “sovvertono radicalmente la logica del mondo, proclamando la condizione di beatitudine di coloro che, a causa del Vangelo, si trovano in situazioni che il mondo ci insegna invece a evitare”. Egli “ha annunciato una vita nuova e l’ha vissuta, perché i suoi discepoli potessero viverla, condividendola con Lui, attraverso la morte e per l’eternità”.

Tanti sono coloro i quali, nella storia della Chiesa, hanno saputo incarnare la logica delle Beatitudini, “dandoci l’esempio di come la vita secondo il Vangelo non solo sia possibile, ma soprattutto di come sia bella e causa di gioia”. Gioia che – ha sottolineato Stella – viene sempre e solo da Dio.

Infatti, è proprio “quando il ‘mondo’ si ribella all’amore di Dio” che “produce le persecuzioni, e i martiri che il Vangelo ci ha preannunciato, per indurre al silenzio coloro che contestano con la vita le sue logiche di egoismo, sfruttamento, disuguaglianza”. Secondo il Cardinale, “la grande tentazione odierna è quella di abituarci a tutto ciò, al male, in tutte le sue manifestazioni, sino a diventare impassibili, indifferenti”. È – parafrasano Papa Francesco – la “globalizzazione dell’indifferenza”.

Contro questa “globalizzazione dell’indifferenza” si pongono i martiri, i quali “ci obbligano a ricordare che il mondo non è ancora in pace e il Regno di Dio non è stato ancora annunciato ovunque, a partire forse da quel pezzetto di mondo che ciascuno di noi abita”. Pertanto, “ricordarli nella preghiera vuole essere per noi un invito alla fedeltà alla nostra vocazione cristiana e alla missione che in essa abbiamo ricevuto”. E – ha aggiunto Stella – “di fronte al loro esempio sentiamo rivolta a noi la domanda di Dio ad Adamo, ‘dove sei?’, per poter prendere coscienza di dove ci troviamo nel rapporto con Cristo e nella vita secondo il Vangelo, nonché nella testimonianza di essi nelle nostre giornate. ‘E tu dove sei?’ è la domanda scritta col sangue dei martiri che Cristo ci consegna, perché ognuno di noi possa rispondere con la propria vita.

I nomi dei martiri sono allora “un grido verso di Dio e verso l’umanità”. Il prefetto della Congregazione per il Clero ricorda a tal proposito i “fratelli cristiani di tutte le confessioni”, i missionari uccisi “mentre soccorrevano i poveri”. E dice: “Ciascuno dei martiri che ricordiamo oggi accompagnerà in queste ore e in questi giorni santi la memoria dell’ultima Cena, la lavanda dei piedi, la via dolorosa della Croce, riempiendo di forza e di attesa il cammino vero la Risurrezione”.

Infine, il card. Stella ha invitato a chiedere al Signore “di essere degni della loro testimonianza e della nostra vocazione, perché la speranza che è stata riversata nei loro cuori è la stessa che Dio ripone in noi, in questo anno benedetto e segnato dalla Misericordia”.

(da www.zenit.org – articolo di Federico Cenci)