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Sindone. Uno sguardo dilatato sulla resurrezione di Cristo

Scritto da il 23 Marzo 2019

Può la Sacra Sindone aiutarci a dilatare il nostro sguardo sulla resurrezione di Cristo?

 

Sono estremamente convinto che lo studio della Sindone possa certamente aiutare non solo a dilatare il nostro sguardo sulla Resurrezione di Cristo, ma anche ad approfondire tutto il mistero cristiano.

Questo studio può portare un contributo significativo alla cristologia. La Sindone ha certamente avvolto un cadavere, ma quel cadavere, a un certo punto, non c’è più stato, è scomparso, ma nessuno lo ha portato via dal lenzuolo altrimenti le tracce di sangue ne porterebbero le conseguenze e risulterebbero non nitide e chiare. Quindi non è esagerato affermare che la Sindone ci riporta al sepolcro di Cristo.

Anche quel luogo è trovato vuoto così come il lenzuolo che avvolgeva il Cristo fu trovato svuotato del proprio contenuto. Il sepolcro vuoto è quasi un’indicazione, un segnale stradale sulla via della risurrezione di Gesù dai morti.

Ascolta l’intera puntata “Alla scoperta della Sindone”, andata in onda venerdì 22 marzo

Una visuale diversa 

Che il sepolcro venga trovato vuoto di per sé non dice nulla, la cosa non è decisiva, né dirimente. Pietro vi entra e ne esce pieno di stupore, mentre Giovanni ritorna a casa pieno di fede. La differenza può stare solo nel fatto che ciò che Giovanni vide fu qualcosa di decisivo. Egli aveva assistito alla sepoltura, forse vi partecipò direttamente, come tutta la tradizione iconografica (e dunque teologica) sembra affermare. Aveva visto come Gesù era stato posto nel sepolcro, come gli era stato avvolto il lenzuolo sul corpo e aveva visto come erano stati utilizzati gli altri teli. Era probabilmente presente nel momento in cui Nicodemo aveva versato sul lenzuolo gli oli aromatici da lui portati in grande quantità. Tutte queste cose Pietro non le sapeva e non le poteva conoscere, perché era scappato, non era sul Golgota, non era accanto a Gesù. Per questo egli vede, ma non comprende: le cose che vede non gli dicono nulla. Giovanni sembra invece capire che il corpo del Signore non è stato trafugato da qualcuno e portato via e che non si è nemmeno rianimato da solo, come da una morte apparente, ma è successo qualcosa di diverso. Come se il corpo fosse ormai passato oltre la dimensione materiale, e il fatto che lo vedranno apparire nella stanza dove erano radunati a porte chiuse non impedisce di pensare che egli sia passato forse, anche attraverso il lenzuolo. Che l’immagine dell’Uomo della Sindone sia quella di un cadavere non vi è dubbio, per la accertata rigidità cadaverica, e anche per l’assenza dei fenomeni putrefattivi che in un preciso momento, iniziano la loro opera di corruzione. Ma come dice il Salmo 15, il corpo del servo del Signore non vedrà la corruzione. Dallo studio dei coaguli ematici e del tempo occorrente perché, attraverso il fenomeno della fibrinolisi si trasferissero sulla stoffa, si deduce che il Corpo è stato posto nel lenzuolo non più tardi di due ore e mezza dopo la morte e che ci sia rimasto avvolto non più di 30-36 ore. La coincidenza temporale coi vangeli è perfetta.

Uno sguardo d’amore verso l’uomo

La Sindone è specchio della Passione, ma anche allusione alla risurrezione, attraverso la sua reale immagine misteriosa, che è una presenza mancante. La Sindone non è la prova della Risurrezione (c’è forse una “prova” della Risurrezione?), ma ad essa allude. La fede ha bisogno della storia, ma la trascende. E anche la Sindone, come i vangeli, ci parla della storia di Gesù Nazareno, ma la trascende, perché in essa, come nei Vangeli, essa ci sfugge. È una storia descritta, ma è anche nascosta. Nascosta per le molte incongruenze, per le molte cose che non capiamo e che non conosciamo. Nascosta anche se tutto c’è stato rivelato. La Sindone è, in qualche modo, un “Sacramentale”, nel senso che unisce il cielo e la terra. È immagine che rivela e che unisce, perché mette in comunicazione chi la guarda con colui che in essa è rappresentato. L’esperienza della risurrezione di Gesù è vento impetuoso di libertà che spezza gli antichi legami. “Distruggete questo tempio”, una libertà che spaventa l’ordine chiuso dei poteri costituiti, con la sua sfida. La buona notizia non è nella croce, ma nella storia di un uomo che accettando di vivere la più infima e miserevole sorte dell’umanità ci mostra che un’altra modalità di vivere è possibile, nella propria libertà. Una nuova vita in una terra nuova.

 

 


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