Sindone: l’emozione di un incontro

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La Sindone e l’emozione di un incontro, nel racconto di don Domenico Repice, curatore della rubrica “Alla scoperta della Sindone” per la nostra emittente radio.

 

Ho avuto l’opportunità di vedere la Sindone da vicino più volte, anche recentemente, grazie al pellegrinaggio organizzato per i giovani delle diocesi del Piemonte. Una volta entrato ho avuto modo di stare più di un’ora davanti alla Sindone, ma nel ballatoio che era stato preparato e con me c’erano tante persone e tanti studiosi della Sacra Sindone.

Certamente in quell’occasione, ho potuto contemplarla da vicino e sono stato in qualche maniera rapito da questa immagine e ho constatato quello che mi era stato sempre detto, che il rosso del sangue dà una percezione molto particolare piuttosto che nelle fotografie.  Ho provato ovviamente una grande emozione, non solo perché quello è un oggetto del mio studio della mia riflessione, delle mie meditazioni, ma perché mi sono reso conto che c’era un mondo di fronte a me. È un oggetto che ci dà tantissime informazioni, ci può svelare tantissime cose, che è stato studiato dalla scienza e che verrà ancora studiato probabilmente.

Ostensione Sindone

Quindi la grande emozione, quando ci si trova davanti all’ostensione della Sindone, è veramente la percezione di trovarsi di fronte ad una grande sofferenza, a un martirio incredibile e quindi immediatamente ho pensato a quanto male l’uomo può fare ad un altro uomo veramente e quanto ci siamo ingegnati nel corso del tempo della storia per poter colpire coloro che ci sono avversari.

Nel discorso che Papa Francesco ha fatto nella visita agli Emirati Arabi ha parlato della necessità di “smilitarizzare il cuore dell’uomo” , qui siamo più o meno nella stessa sindonedimensione, nella stessa prospettiva di riflessione. Lì nella Sindone vedi quanto l’uomo può odiare l’altro uomo, quanto il male può essere qualche cosa di gratuito.

In passato la Sindone l’avevo vista ed ho studiato le immagini anche quelle ad alta definizione. La mia prima impressione da ragazzino è stata quella di trovarmi di fronte all’immagine del Cristo, alla descrizione di quello che i Vangeli ci raccontavano della Passione e della morte del Signore e nello stesso tempo però questa immagine di sofferenza, trasmette, emana, come dicono tanti ricercatori, una pace, una dimensione veramente di serenità. È come se in qualche modo in quelle immagini di sofferenza ci fosse già un rimando alla Resurrezione, a una speranza che in Cristo per noi diventa certezza, la certezza della vita eterna.

La Sindone di Torino

La Sindone di Torino è grande più di 4 metri e quaranta e si trova dal 2002 distesa dentro una teca di vetro ad altissima tecnologia, perché questa teca all’interno ha dei gas inerti, in modo tale che il telo possa essere conservato. Il problema della conservazione di questo lenzuolo, che è molto antico, è anche molto serio, perché il contrasto fra l’immagine, le parti del lenzuolo dove c’è l’immagine e le parti del lenzuolo dove non c’è l’immagine, rischia con la luce di diventare sempre più tenue.

sindone
don Domenico Repice

Quindi è conservata sempre distesa in questa teca che viene ricoperta da una telo di raso molto semplice e posta sotto il palco reale del duomo di San Giovanni Battista della cattedrale di Torino .

Qualsiasi visitatore può vedere questo involucro ma la Sindone viene aperta soltanto in alcune occasioni. Nell’occasione che citavo precedentemente non è stata rialzata la Sindone, ma è stata lasciata distesa dentro la sua teca di vetro ed è stato tolto soltanto il drappo di raso ed era stato montato un ballatoio per cui i giovani e tutti i pellegrini salivano e la potevano contemplare dall’alto.

Un oggetto che parla

Seppure l’immagine è molto tenue, questo oggetto parla moltissimo, anche a chi il Vangelo forse non lo conosce. Parla perché parla del dolore, del sacrificio, della sofferenza, della drammaticità della morte ma come dicevo prima, dà un’impressione di grande serenità, compostezza, solennità e maestosità.

Siamo di fronte ad un corpo significativo, una persona possente e forte. Non poteva essere diversamente, perché sappiamo molto bene che all’epoca solo le persone forti riuscivano a vivere per un determinato tempo. Quindi è certamente una presenza significativa che parla e che comunica grande dolore e che rimanda, anche una grande pace e in qualche maniera rimanda al grande mistero della nostra fede, che è il mistero della resurrezione del Cristo e della nostra resurrezione.

Meditando la resurrezione di Cristo noi siamo sempre chiamati a meditare sulla nostra Resurrezione, quella che è già iniziata il giorno del nostro battesimo e che siamo chiamati a vivere ogni giorno di più da uomini redenti e da creature rinnovate dalla grazia di Dio.

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