Sindone, fotografia di un risorto?

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In occasione dell’oramai imminente inizio dell’Anno della Misericordia e dell’avvicinarsi del periodo Natalizio il 28 novembre presso l’Università Europea di Roma, in collaborazione con l’Associazione Natale365, si è tenuta un’importante conferenza intitolata “Sindone: fotografia di un risorto?”. Obiettivo dell’incontro è stato presentare e commentare gli storici ed attuali studi scientifici effettuati su quel telo di lino che, ancor’oggi, è al centro di notevoli dibattiti in tutto il mondo.

In particolare, la missione di Natale365 consiste nel comprendere quali sono le ragioni che danno senso all’Umanità e di considerare l’uomo come persona fatta di amore, condivisione, cura, fratellanza e ascolto. Concetto, ribadito da Antonio Gaspari, direttore di ZENIT: “Questa nuova associazione vuole poter diffondere e praticare la cultura del dono – ha detto -. Tale considerazione nasce dal fatto che l’uomo è portato a donare e a esprimere amore verso l’altro. Quando ciò viene a meno, la persona diventa infelice e va incontro ad una sorta di autodistruzione.”

“Il narcisismo, oggi così diffuso – ha aggiunto – costituisce un fattore patologico come afferma anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Mentre la condivisione esprime ciò che di meglio c’è nell’uomo, la Sindone riconduce al mistero della Resurrezione che, a sua volta, esprime anch’essa il concetto del dono: perché Gesù si è donato agli uomini”.

Da parte sua padre Rafael Pascual, L.C., si è soffermato su una definizione simbolica: “La Sindone mantello del Re e icona della Misericordia”.  “La Sindone può essere interpretata come una porta che identifica il passaggio tra la morte e la vita”, ha spiegato. “La Porta è anche l’atto di apertura del Giubileo. Da qui possiamo far derivare la simbolica relazione tra la Sindone e il prossimo Anno della Misericordia.”

“Papa Francesco con un suo messaggio ci invita a osservare il volto del Signore impresso sulla Sindone e a lasciarci guidare da Lui”, ha aggiunto Pascual, “Egli ha gli occhi chiusi ma nel contempo è come se ci guardasse. Bisogna farsi raggiungere dal suo sguardo che deve essere inteso come messaggio di speranza. La Sindone è il Mantello Regale di Cristo in quanto sembra la fotografia del Risorto ossia, di colui che ha vinto la morte.”

Essa si pone come il più importante e significativo esempio della tradizione cristiana tanto da avvalersi del valore di Reliquia, ossia “ciò che rimane da un avvenimento certo” come ha voluto precisare il Prof. Antonio Cassanelli. La Sindone non solo si è posta come importante oggetto di dibattito circa la sua originalità e datazione ma ha assunto anche un significativo ruolo a livello artistico, divendendo fonte d’ispirazione per la sua rappresentazione pittorica e non solo.

Tuttavia l’aspetto più cruciale, e se vogliamo anche più enigmatico, risiede nel comprendere come questo Telo si sia potuto realizzare. A riguardo, il prof. Bruno Barberis e il prof. Paolo Di Lazzaro, nel corso della serata, hanno fatto il punto sulle complesse ricerche scientifiche che, da decenni, cercano di approfondire tale mistero, tracciando un itinerario storiografico sulle analisi effettuate dagli esperti.

La prima foto della Sindone risale al 1898. Quella immagine permise l’avvio degli studi analitici sulla preziosa reliquia e può essere probabilmente considerata la più famosa fotografia al mondo. La ricerca scientifica sulla Sindone può essere orientativamente scandita in tre periodi: dal 1898 (con la realizzazione della sua prima fotografia) al 1945; dal 1945 al 1978; dal 1978 ad oggi. Il prima problema di fondo era quello di eliminare il dubbio che la Sindone potesse essere un abilissimo “falso” realizzato da un geniale artista- artigiano del Medioevo. Questo dubbio era supportato da un fatto preciso: era tale la richiesta di reliquie da parte del pubblico, che abili falsari dell’epoca erano riusciti ad arricchirsi realizzando false reliquie e spacciandole per vere.

Gli esperti di oggi si sono messi all’opera e, adottando sofisticate soluzioni, sono riusciti a riprodurre degli oggetti similari alla Sindone in grado di assomigliare, in qualche misura, all’originale. Ma queste riproduzioni, basate comunque su tecniche avanzate che gli artigiani medievali non potevano avere, rivelano immediatamente la loro infondatezza al microscopio elettronico. L’uso dell’elettronica, dei laser, e la capacità di entrare nel “cuore” dell’immensamente piccolo, sono stati appunti i moderni strumenti di ricerca con cui si sperava di poter svelare il mistero.

Le tre direttrici di ricerca su cui si sono concentrati gli studi sono state: il tessuto, l’impronta corporea e le macchie di sangue. Ma gli studi più avanzati non sono riusciti a stabilire né la datazione del prezioso reperto, né in che modo il cadavere di un uomo, evidentemente sottoposto a percosse e tortura, abbia potuto lasciare su un telo un’immagine come quella giunta fino a noi (nonostante il furioso incendio che, nel 1532, rischiò distruggerla).

“La Sindone rimane un viaggio dentro il mistero della scienza”, ha concluso il prof. Di Lazzaro, “non è dipinta, non è una stampa… possiamo dire ciò che non è, ma non sappiamo di ciò che è. Di fonte alla Sindone la scienza è costretta ad ammettere i propri limiti. Nella speranza che nuove e più avanzate indagini possano fare luce sul mistero, per ora limitiamoci a dire che “la Sindone è un sudario di datazione incerta che contiene l’immagine di un cadavere insanguinato, avente caratteristiche simili al Gesù Nazareno torturato e crocifisso, come descritto nei Vangeli”.

(da www.zenit.org – articolo di Maria Anastasia Leorato)