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Santa Sindone. Come raccontarla?

Scritto da il 17 Marzo 2019

Come possiamo raccontare la Santa Sindone? Da dove partire per comprenderla?

Anzitutto partendo dalla sua storia. La storia del reperto che possiamo suddividere in tre grandi sezioni. Una di queste, la più recente, racconta e descrive le numerose ricerche scientifiche effettuate dal 1898 in poi, attraverso analisi, convegni scientifici locali e internazionali, simposi, analisi sull’oggetto e a partire dall’oggetto e dalle sue fotografie.

Una seconda sezione di questa storia, meno interessante dal mio punto di vista, perché evidente, fatte di vicende certe e inoppugnabili, è quella che va dalla prima apparizione ufficiale che avvenne nel 1353 a Lirey in Francia al 1898 appunto. Una terza sezione di questa storia, la più affascinante, è segnata data dalla ricostruzione del periodo antecedente al 1353. Un periodo che può iniziare con il fatto storico dell’acquisto del lenzuolo da parte di Giuseppe d’Arimatea, se pensiamo, e sembrano veramente esserci pochi dubbi in proposito, che la Sindone conservata a Torino sia la stessa che ha avvolto il Corpo del Signore una volta calato dalla croce. Questa sezione ci permette di cercare e di trovare anche le prove della possibile identificazione fra il Mandylion di Costantinopoli (già Immagine Edessena) e la Sindone di Torino. Non sono solo gli storici a interessarsi di questo periodo, perché oltre al fondamentale apporto delle numerose ricerche scientifiche e ai suoi dati risulta essenziale lo studio della rappresentazione del Volto di Cristo così come si è sviluppata fin dai primi anni del cristianesimo e culminata del dogma cristologico del Secondo Concilio di Nicea del 787, l’ultimo della Chiesa indivisa.

Ascolta la seconda puntata “Alla scoperta della Sindone”, andata in onda venerdì 15 marzo 

C’è anche un altro aspetto, non meno importante, per raccontare la Sindone.

Lo chiamerei emotivo. Mettendoci di fronte all’immagine dell’Uomo della Sindone noi ci troviamo come dinanzi a uno specchio, perché l’immagine ci si presenta con un’inversione spaziale destra-sinistra. Questo aspetto è molto interessante per noi. Quell’uomo che contempliamo, forse o quasi certamente Gesù Redentore, ci guarda, ma nello stesso tempo ci rivela chi siamo.

Da sempre gli uomini hanno cercato dei segni, dei miracoli, delle prove, per poter credere, per poter poggiare qualche certezza. Nel Vangelo di Matteo Cristo parla del segno di Giona, della sua discesa agli inferi, nel sepolcro del Sabato Santo, nel cuore della terra (Mt 12,39-40).

Anche la Sindone rinvia al sepolcro di Cristo e ci porta a meditare sulla sua Passione, sulla sua dolorosa morte, sulla pietosa sepoltura, ma anche e soprattutto sulla sua Resurrezione. Il mistero Pasquale non può e non deve mai essere scisso, diviso, separato.

Pur mettendoci con le spalle al muro per le nostre iniquità che il Signore ha preso su di se, essa ci ricorda come dice il Cantico della prima lettera di Pietro, che dalle sue piaghe siamo stati guariti. Le piaghe del Signore ci conducono alla salvezza. Ed è per questo che la contemplazione della Sindone non può essere solo una meditazione funebre, ma ci conduce a vivere un’attesa di speranza, l’attesa della Risurrezione. L’attesa della vita.

Se la Sindone ci permette di vedere Gesù, come in uno specchio, in maniera confusa (1 Cor 13,12), e ci permette di vedere anche noi stessi, in quell’Uomo che ci rivela la vera e nuova Umanità, comunque questo non è un guardare fine a se stesso. Non si può che essere coinvolti, perché quell’Uomo ci spinge a immergerci nell’Amore infinito del Redentore per lavare col pentimento le nostre colpe nel lavacro del sangue delle sue ferite e, come dice il libro dell’Apocalisse, questo lavaggio rende le vesti candide come quella abbagliante contemplata dai discepoli sul monte Tabor, il giorno della Trasfigurazione. In questo senso il desiderio di vederlo faccia a faccia, un giorno, aumenta. E non spaventa. Siamo certi infatti che quel Volto, deterso da ogni macchia di sangue e da ogni segno di percossa, glorioso, splendente come nella mattina di Pasqua, ci accoglierà nella Vita e darà pienezza alla trasformazione e alla trasfigurazione della nostra vita in Lui, già iniziata il giorno del nostro battesimo.


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