Sindone. Come mai c’è tanta curiosità attorno al sacro telo?

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Cos’è la Sindone e perché c’è tanta curiosità attorno al sacro telo? Al via la nuova rubrica “Alla scoperta della Sindone” a cura del teologo don Domenico Repice.

Cerchiamo di dare senso e di spiegare il titolo di queste trasmissioni. Ci addentriamo in un viaggio “alla scoperta della Sindone”. Come mai c’è tanta curiosità intorno a questo oggetto? Anzitutto perché può essere considerato il più studiato reperto archeologico della storia. E poi perché esso rappresenta una sfida alla scienza. Ma soprattutto perché questo lenzuolo rimanda in modo incontrovertibile al Mistero Pasquale di Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo. Non dimentichiamo mai che la nostra fede è nel Mistero Pasquale nella sua interezza: non è possibile separare la Passione e la Morte dalla Resurrezione di Gesù.

Nel corso della sua omelia del 24 maggio 1998, Papa Giovanni Paolo II dichiarò: La Sindone è provocazione all’intelligenza. Essa richiede innanzitutto l’impegno di ogni uomo, in particolare del ricercatore, per cogliere con umiltà il messaggio profondo inviato alla sua ragione ed alla sua vita. Il fascino misterioso esercitato dalla Sindone spinge a formulare domande sul rapporto tra il sacro Lino e la vicenda storica di Gesù. Non trattandosi di una materia di fede, la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tali questioni. Essa affida agli scienziati il compito di continuare ad indagare per giungere a trovare risposte adeguate agli interrogativi connessi con questo Lenzuolo che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il corpo del nostro Redentore quando fu deposto dalla croce. La Chiesa esorta ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite, che diano per scontati risultati che tali non sono; li invita ad agire con libertà interiore e premuroso rispetto sia della metodologia scientifica sia della sensibilità dei credenti.”

Ascolta la prima puntata della rubrica “Alla scoperta della Sindone”, andata in onda venerdì 8 marzo.

C’è da dire che nel corso del secolo scorso la scienza e gli “uomini di scienza” accolsero questa suprema sfida all’intelligenza, giungendo ad alcune conclusioni, al punto che la situazione al 1898 era sufficientemente chiara. Vi era un riconoscimento emesso nel 1473 da papa Sisto IV della Rovere, poi sigillato con la pubblicazione e l’istituzione della Messa e della liturgia della Sacra Sindone nel 1506, rito approvato da papa Giulio II, e ancora oggi solennemente celebrata.

Nel 1898 le cose cambiarono, con la prima fotografia, che diede inizio a una serrata e dettagliata ricerca scientifica culminata con la controversa datazione al C14 nel 1988. I risultati di quelle ricerche oggi vengono drasticamente messi in discussione anche per la mancata pubblicazione, a distanza di quasi 31 anni, dei dati completi delle ricerche effettuate dai tre laboratori. Una vera stranezza nel campo della ricerca scientifica.

Tante ricerche sono state fatte sulla Sindone o a partire dalla Sindone, che si presenta ai nostri occhi come una realtà davanti alla quale è essenziale un approccio multidisciplinare. Come un mosaico di ricerche, simile a quelle stupende opere del primo millennio cristiano, quei volti di Cristo ancora oggi visibili, ammirabili e venerabili nelle splendide Chiese del Cristianesimo del Primo Millennio. Un periodo nel quale il cristianesimo era fondamentalmente unito e la Chiesa indivisa.

La Sindone attrae, appassiona e incuriosisce, perché quell’enigma rimanda a un evento, a un supplizio e a un condannato, e attira lo sguardo dell’osservatore, credente o meno, verso un mistero. La Sindone non lascia indifferenti: incuriosisce, appassiona, interroga, inquieta, conquista. Anche voi cari ascoltatori, lasciatevi conquistare dal messaggio della Sindone, da questo breve viaggio alla sua scoperta. Certo non è facile parlare di un’immagine alla Radio. L’immagine va guardata, osservata, vista, studiata, contemplata. Ma l’immagine dell’Uomo della Sindone rimanda a un uomo nudo, flagellato, con la testa martoriata, con le mani e i piedi trafitti da chiodi, col fianco colpito e squarciato. Un uomo da uno sguardo, e questo è paradossale, che appare e si intravede estremamente sereno. Tuttavia anche lo sguardo più scientifico e razionali è indirizzato dalla Sindone stessa, a un coinvolgimento più alto, emotivo, spirituale. La Sindone va contemplata meditando la parola del Vangelo, perché è vero, come diceva Giovanni Paolo II che la Sindone e i Vangeli sono in qualche modo complementari.

Accertato dalla scienza che la Sindone ha avvolto effettivamente un cadavere e che l’immagine non è il risultato di una produzione umana, è attraverso i Vangeli che possiamo scoprire la perfetta coincidenza tra le due narrazione, quella del rotolo dei vangeli e del rotolo della Sindone, anche se ormai quel telo non viene più conservato arrotolato.

Ciò che gli evangelisti ci hanno trasmesso lo possiamo riscontrare con una straordinaria esattezza e verità nelle ferite dell’Uomo della Sindone. Arricchendo con il realismo della sua immagine la descrizione dei vangeli, la Sindone ci sospinge in un abisso di amore.

Ed è per tutti questi motivi che essa incuriosisce e appassiona, perché è un mistero che ci rimanda al Cristo e al suo amore di misericordia infinita.

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