“Siate strumenti di pace”. L’augurio di De Donatis per i 51anni di Sant’Egidio

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“Accogliete ogni opportunità per essere strumenti di pace, fraternità, anche qui nella nostra Roma in trasformazione”, questo l’augurio del card. De Donatis alla Comunità di Sant’Egidio nel suo 51esimo anniversario di fondazione.

“In questa amata Chiesa di Roma siate un segno di unità e comunione, con tutti coloro che come voi e insieme a voi sentono la passione per il Vangelo e operano per annunciare che il Signore è risorto e offre a ciascuno di noi la speranza della vita. Non perdete occasione per lavorare in comunione con tutta la Diocesi (…) Cantate con passione la vostra gioia e fate risplendere la bandiera dell’amicizia e della pace”.

Con questo augurio di unità e comunione il card. Vicario Angelo De Donatis, conclude la sua omelia, per la celebrazione eucaristica nel 51° esimo anniversario di fondazione della Comunità di Sant’Egidio, che si è svolta ieri, sabato 9 febbraio, in una gremita

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Basilica di San Giovanni in Laterano. De Donatis, che ha presieduto la messa, concelebrata da altri quattro cardinali e una decina tra vescovi e arcivescovi, ha profuso parole di ringraziamento per l’estenuante opera di dialogo e attenzione ai poveri: “che spinse un piccolo gruppo di giovani a scegliere di non fermarsi nella comodità, nell’indifferenza e di aprire gli occhi e poi il cuore, proprio per guardare la sofferenza del mondo.”

Un’esperienza, quella della Comunità di Sant’Egidio nata dalla preghiera e cresciuta con “la condivisione dell’ascolto della parola e che tutt’ora si nutre della lode del Signore e della sua misericordia, oltre le iniziative molteplici che coprono immense distese sulla terra”.

Quella “tensione missionaria e solidale verso gli ultimi”, che spinse nel 1968 proprio nel cuore di Roma, un gruppo di giovani a dar vita ad una realtà che oggi conta nel mondo circa 60 mila membri ed è diffusa in oltre 70 paesi.

Dall’attenzione agli ultimi, ai più poveri, a “quell’uomo ferito che incontriamo nelle periferie della nostra città”, dove opera la Comunità e dove lavora per “creare reti di amicizia e solidarietà, che aiutano l’uomo e la donna di oggi spaesati a ritrovare una famiglia”. All’incessante opera di dialogo ed incontro tra popoli e culture, che da anni Sant’Egidio annivrsario santegidio 300x199 - “Siate strumenti di pace”. L’augurio di De Donatis per i 51anni di Sant’Egidioporta avanti al fine di “costruire strade e ponti per unire”.

Infine il card. Vicario sottolinea una delle caratteristiche che lo ha toccato molto e contraddistingue le case della Comunità, ovvero la condivisione tra generazioni e popoli e come “la gioia che si respira nelle vostre case è la risposta più forte della proposta di gettare le reti che vi rivolse un giorno Gesù”. Quella condivisione e quella gioia che per il porporato è l’unica via per il futuro in “quell’impegno profuso con gratuità e con responsabilità a Roma, come negli altri angoli sperduti della terra”.

Ascolta l’omelia integrale del card. De Donatis della celebrazione eucaristica del 9 febbraio

 

Il saluto e il ringraziamento del presidente Impagliazzo

Prima della benedizione finale, il presidente della Comunità Di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha salutato l’assemblea ringraziando De Donatis per le sue “affettuose parole piene di comprensione spirituale e umana della nostra storia”.

Poi ha ribadito come “a conclusione di un anno straordinario come il 50° anniversario la Comunità continua guardare verso il futuro”, partendo da Roma, la città dove è nata. Una città molto cambiata in questi cinquant’anni e che “ha bisogno di capire di nuovo qual è la sua funzione storica e la sua particolarità come città e capitale d’Italia, come centro del cattolicesimo nel più vasto mondo globalizzato”.

Raccoglie l’invito del cardinale di lavorare nell’unità e sottolinea come sia necessario operare insieme ed entrare in dialogo con tutti, perché “c’è bisogno di più ascolto e di più dialogo a tutti i livelli della società.”

Dialogo ed ascolto anche per combattere le solitudini che attanagliano l’uomo di oggi e creare una società più fraterna.

“Bisogna cercare insieme un mondo più fraterno, non gli uni contro gli altri, ma ritrovare le profonde ragioni del noi – conclude Impagliazzo -. La grammatica di questo tempo della pace ha bisogno di un noi e ha bisogno di ognuno di noi.  Questo significa per la nostra comunità ritrovare la forza della comunità “che non lascia fuori nessuno” ed essere al servizio di tutti”.

Ascolta il saluto integrale del presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo