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Scholas Occurentes, il Papa inaugura la sede romana: “Istruire non è selezionare”

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Venerdì scorso, 9 giugno, Papa Francesco ha inaugurato la sede romana di  Scholas Occurentes (scuole del dialogo) nel Palazzo San Callisto a Trastevere. Si tratta di oltre 400mila scuole in collegamento tra loro, nei cinque continenti, accomunate dagli stessi progetti. Reti educative di tutte le confessioni religiose e laiche, sia pubbliche sia private, sono presenti in 190 Paesi. La prima è sorta 20 anni in Argentina, quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires. A intervenire, venerdì, i ragazzi di Italia, Spagna, Emirati Arabi Uniti, Messico, Colombia, Brasile, Paraguay, Haiti e Argentina.

Scholas Occurentes, educazione: mente, cuore e mani

“In questa società” per la quale “istruire” è spesso solo “selezionare”, ha detto Francesco,  bisogna “darsi la mano: abbracciare, non aggredire, e riconoscere che nessuna persona è ‘no’, tutti sono ‘sì”. A volte, nell’educazione, “selezioniamo male, creiamo gruppi chiusi”. “Siamo incapaci – ha sottolineato il Papa – di pensare con un altro, incapaci di lavorare con l’altro”. L’educazione, invece è la capacità di parlare “il linguaggio della mente, del cuore, delle mani”. “Unità dentro ognuno di noi”, l’invito del Santo Padre: “Se credo quello che sento, che penso, che amo, allora comunico”.

“Siamo in un mondo in cui domina la globalizzazione, e la globalizzazione è buona – ha spiegato Francesco – però il pericolo è di concepire la globalizzazione come una palla da biliardo, tutta uguale: una sfera dove tutto è equidistante dal centro,  ma in cui si annullano le caratteristiche personali di un ragazzo o di una ragazza. Tutti sono uguali”.

“L’autentica globalizzazione è un poliedro”, ha ribadito il Papa rifacendosi all’ immagine dell’Evangelii gaudium, “dove cerchiamo l’unità ma ciascuno mantiene la propria peculiarità, la propria ricchezza”. L’educazione come “apertura, ascolto, dialogo”, non si fa “aggredendo”, ha ammonito Francesco rivolgendosi ai presenti all’inaugurazione di Scholas Occurentes.

Comunicare senza escludere

“Comunicare senza escludere”, perché “una vita che non si condivide con gli altri è un museo”. Questo l’invito di Francesco a conclusione dell’incontro con i ragazzi. Parole chiave dunque confronto reciproco contro una cultura dell’esclusione e dello scarto. Anche se si tratta di un compito difficile “in una società che tende ad essere elitaria, escludente, meno partecipativa”.

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