Scala Santa, riapertura fino al 9 giugno

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Scala Santa: giovedì la riapertura

La Scala Santa del Pontificio Santuario a piazza San Giovanni in Laterano riapre per 60 giorni al pubblico e per la prima volta, dopo 3 secoli, priva della protezione lignea voluta da scala santa, www.radiopiue.upapa Innocenzo XIII. Dopo un anno di lavori di restauro del complesso degli affreschi, si potrà visitare a partire da giovedì prossimo e fino a domenica 9 giugno, solennità di Pentecoste.

L’11 aprile alla conferenza sui restauri effettuati (ore 15.30) seguirà, alle ore 16.30, la benedizione del cardinale vicario, Angelo De Donatis, e alle ore 17.30 la celebrazione della Santa Messa.

Scala Santa: perché si chiama così?

La Scala Santa è custodita nel santuario omonimo costruito da Domenico Fontana, per volere di papa Sisto V nel 1589, in piazza San Giovanni in Laterano a Roma.

Lì si trova la cappella dei Papi detta Sancta Sanctorum dove si venera l’immagine del SS. Salvatore detta anche Acheropìta (non dipinta da mano d’uomo): il Salvatore, impresso sul legno, con la mano destra benedice e con la sinistra tiene il Vangelo.

Secondo una tradizione di origine medievale fu la madre di Costantino, sant’Elena imperatrice, a far trasportare a Roma, nel 326, la Scala salita da Gesù per raggiungere l’aula dove ha subito l’interrogatorio di Ponzio Pilato prima della condanna a morte e crocifissione. Per questo fu chiamata Scala Pilati o Scala Sancta.

scala santa, www.radiopiu.euCostituita da 28 gradini di marmo bianco, rivestiti da una protezione di legno, che si salgono in ginocchio, e affiancata da altre quattro rampe di scale, due alla sua destra e due alla sua sinistra, era situata nel Patriarchium, o complesso dei Palazzi Lateranensi, antica sede dei Papi.

Sisto V  la fece collocare davanti alla cappella papale dove poi è rimasta formando l’attuale unico edificio. Pio IX (1846 – 1878) ne curò i restauri e ne promosse il culto facendo costruire l’attiguo convento che affidò ai Padri Passionisti.

Scala Santa: curiosità

  • Nessun piede umano ha mai toccato i gradini della Scala Santa (solo quelli di Gesù). Furono collocati cominciando dall’alto, perché non fossero calpestati, ma toccati solamente dalle ginocchia dei fedeli.
  • I gradini sono di marmo “proconnesio”, originario dell’omonima isola vicino Istanbul e molto usato in tutto l’Impero romano.
  • Pio IX salì più volte la Scala Santa in ginocchio fino al 19 settembre 1870, vigilia della presa di Roma e della sua volontaria reclusione in Vaticano.
  •  Secondo la tradizione sulla Scala ci sono 4 macchie del sangue di Gesù: 3 sono coperte da croci, 2 di bronzo e una di porfido rosso. Sulla quarta, protetta da una grata, c’è un foro, creatosi nei secoli: sotto il legno sono stati trovati migliaia di biglietti con richieste di grazia, infilati dai fedeli.
  • Affrescato con le storie di San Lorenzo, della Madonna e dei santi è il santuario più venerato di Roma secondo gli storici del medioevo.
  • Il Santuario è compreso fra i beni della Sante Sede e, secondo i Patti Lateranensi del 1929, gode pieno diritto di extraterritorialità.
  • Da 2015, il santuario è divenuto sede ufficiale della Curia provinciale della Provincia unitaria dei Passionisti d’Italia, Francia e Portogallo, intitolata a Maria Presentata al Tempio, dopo essere stata sede della Curia della sola provincia passionista della Presentazione, del Lazio e della Toscana.

Scala Santa: l’indulgenza plenaria

La Penitenzieria Apostolica concede l’indulgenza plenaria ogni giorno “ai fedeli pentiti che spinti dall’amore salgono in ginocchio la Scala Santa meditando la Passione di Gesù e recitano il Credo, un Pater, Ave, Gloria ed una preghiera secondo l’intenzione del Papa, si confessano e ricevono la Comunione eucaristica”.
Le persone impedite fisicamente a salire la Scala santa ricevono “la medesima indulgenza plenaria meditando la Passione di Gesù presso la Scala stessa, recitando il Credo e cinque Pater, Ave, Gloria ed una preghiera secondo l’intenzione del Papa, si confessano e ricevono la Comunione eucaristica. L’indulgenza è applicabile per i defunti”.