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Satanismo e simboli satanici

Scritto da il 2 Marzo 2020

Satanismo e simboli satanici, dal serpente simbolo per eccellenza al sole nero. Come ci si può imbattere in un gruppo satanista. Due argomenti che trattiamo nella puntata odierna di Satana, dal male alla liberazione.

Satanismo e simboli satanici: i più noti

I più noti simboli satanici sono la croce capovolta o di San Pietro: è un simbolo attraverso il quale si intende schernire il sacrificio di Gesù sulla Croce, cercando di ottenerne l’effetto contrario; il 666, secondo l’Apocalisse il numero della bestia, l’Anticristo; la stella cerchiata, il pentacolo o la testa di capro; il serpente, simbolo più sacro che ci sia: la Bibbia identifica il demonio come un serpente, animale maledetto da Dio e schiacciato da Maria Santissima. Simbolo del male per eccellenza.

E poi il teschio con le ossa: simbolo della morte; il forcone del diavolo: simbolo antichissimo con cui viene rappresentato il demonio; il simbolo dell’infinito coricato di Astaroth: questo è uno dei demoni che è ai vertici delle gerarchie del male insieme a Satana e Belzebù; il Bafometto o Testa di capro: è la raffigurazione del demonio con corpo ibrido, fisico umano, testa di caprone, seno di donna e ali. Rappresenta il male, satana stesso. Il sole nero: molti lo accostano alla svastica per somiglianza. Rappresenta l’oscurità-La stella e sigillo di Astaroth.

Satanismo e simboli satanici: come si entra in contatto con un gruppo satanista?

In un gruppo di satanismo si entra frequentando ambienti esoterici magici e occultistici fino al punto di giungere all’assuefazione delle idee e pratiche degli stessi e al desiderio di spingersi oltre per sperimentare nuove vie di conoscenza; partecipando a sedute spiritiche, durante le quali non è difficile arrivare ad evocare spiriti indemoniati e incontrare chi partecipa a riti satanici; ricorrendo ai maghi e alla magia nera che introduce quasi inevitabilmente nel mondo dei riti satanici. E ancora nel satanismo si può accedere idolatrando cantanti e gruppi rock ai quali è concesso attraverso i messaggi delle loro canzoni di bestemmiare, invitare al suicidio, all’omicidio alla violenza alla perversione sessuale all uso della droga alla necrofilia al coinvolgimento nel satanismo.

Elemento centrale del satanismo è l’esaltazione del sé, unita ad una ribellione radicale contro il divino e contro Dio, il rifiuto totale di ogni norma etica comunemente accettata. Il satanista compie un atto di fede rovesciato.

San Tommaso nella sua Summa Theologica diceva: chi sceglie il male non lo sceglie mai in se stesso e in quanto male, ma sempre perché in esso vede erroneamente o peccaminosamente una qualche parvenza di bene (per quanto si tratti di un bene mistificato, svilito, materializzato). Conseguentemente siamo portati a pensare che anche l’adorazione di satana, intesa in senso personale, non sia mai un’adorazione pura, quasi come una sorta della contemplazione della malvagità di satana in quanto tale.  Semmai pensiamo a una sorta di perversa venerazione del demonio e perché si spera di ottenere da lui dei benefici o perché lo si assume come modello di una ribellione contro Dio.

Il vero oggetto di venerazione del satanista è comunque il suo “io”, con il suo desiderio di costruirsi una felicità terrena senza ricorrere all’aiuto di Dio ma contando sulle proprie  forze naturali. I satanisti sono orientati verso la morte e le cose morte, espressione di un anelito a trasformare la società il mondo circostante e se stessi in un cimitero. L’uso di tendaggi neri e funerei nelle sale di incontro, la presenza di teschi e di immagini terrificanti, l’incappucciamento nel corso di rituali, il sacrificio di vittime animali e purtroppo talvolta anche umane, sono la prova più eclatante di questo atteggiamento necrofilo.

Satanismo e simboli satanici, l’atteggiamento della Chiesa

Per la Chiesa i riti satanici sono un albero velenoso che cresce sul terreno inquinato della magia. San Giovanni Crisostomo diceva: “Non ci fa certamente piacere intrattenervi sul diavolo, ma la dottrina della quale esso mi offre lo spunto risulterà assai utile per voi…”.

Vent’anni fa non era raro imbattersi in discorsi teologici che negavano l’esistenza del diavolo e della sua opera di insidia verso gli uomini al punto che papa Paolo VI sentì il bisogno di riproporre il pensiero della Chiesa il 15 novembre del 1972: “Il male non è più soltanto una deficienza a una efficienza, un essere vivo spirituale pervertito e pervertitore. Terribile realtà misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente ovvero chi ne fa un principio a se stante, non avente essa pure come ogni creatura origine di Dio. Oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni”.

Ascolta la puntata odierna a cura di Sandro Mancinelli


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