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Santa Messa in diretta:
quando diventa pericolo

Scritto da il 18 Aprile 2020

Santa Messa in diretta: è sempre un’opportunità? Una riflessione a partire dall’omelia di Papa Francesco del 17 aprile 2020

Abbiamo ascoltato Papa Francesco sostenere che alla lunga la Santa Messa senza il popolo è un pericolo. Così infatti si è espresso il Santo Padre nell’omelia della Messa da lui presieduta lo scorso 17 aprile nella cappella della Casa Santa Marta, laddove il Pontefice ha messo in guardia l’opinione pubblica dal “viralizzare la Chiesa, i sacramenti, il popolo”.

Questo appello arriva in un momento in cui la liturgia sul web sta raggiungendo ascolti impressionanti. Tante parrocchie, in Italia e nel mondo, si stanno arrangiando come possono per trasmettere la propria celebrazione eucaristica, i momenti di preghiera e le catechesi on line. E a motivo della quarantena per la pandemia, le trasmissioni hanno registrato finora un seguito rilevante.

La preoccupazione del Papa è totalmente condivisibile. La Chiesa, i sacramenti, il popolo sono non semplicemente il risultato di una combinazione binaria, ma realtà fisiche che vanno oltre il linguaggio digitale.

In particolare la Santa Messa è un rito attraverso il quale i fedeli ricevono l’eucaristia, il corpo di Cristo. Esiste da secoli la possibilità della comunione spirituale per chi fosse impossibilitato a partecipare fisicamente in chiesa, ma questa preghiera non può sostituire in modo ordinario il sacramento. Quella di accogliere dentro di sé il Pane del cielo è una necessità materiale: senza l’Eucaristia non si può vivere!

Il pericolo a cui si riferisce il Papa può derivare anche dagli stessi media che trasmettono la Santa Messa, i quali in un periodo di tempo prolungato possono creare confusione nel popolo, equivocando il sacramento con il programma.

La funzione del sacramento, infatti, è in ordine alla salvezza della persona; quella del programma video, invece, riguarda la visibilità, l’offerta di un prodotto specifico, la ricerca dell’audience, la diversificazione dei contenuti di un palinsesto. L’eucaristia è Cristo stesso, in persona; il significato intrinseco del programma risiede invece nel linguaggio con cui esso viene realizzato: non è la realtà ma solo un modo di descriverla. Il programma inoltre veicola per sua natura altri messaggi che possono condizionare chi ne usufruisce, tra i quali il fatto che si può cambiare o interrompere con estrema facilità.

Santa Messa in diretta: il problema dei social network

Santa Messa in diretta 2Se addirittura il programma rientra nello strumento “social network”, allora le possibilità di distorsione del messaggio autentico della Santa Messa si amplificano. Nel proprio dna i social, infatti, non tollerano distinzioni, non accettano diversità di autorevolezza. Il motivo è presto detto: ogni persona che costituisce la rete social, in quanto tale, ha valore, così come ha ugual valore ogni contenuto che viene postato nel circuito. In altre parole, il significato intrinseco dei social è il relativismo assoluto. E in un contesto del genere una Messa vale quanto una barzelletta, il suo peso specifico è minimo.

Aprendo una parentesi a questo proposito, si può sostenere che, per loro costituzione propria, i social network siano la cassa di risonanza delle famigerate fake news, ossia gli strumenti che danno legittimità a quanti le pubblicano. Sebbene successivamente cerchino di censurarle, magari tramite algoritmi, in modo discutibile.

Santa Messa in diretta: le basi

Tornando alla Santa Messa, essa porta con sé un messaggio non solo autorevole ma sacro. Questa è la principale apprensione contenuta nelle norme Cei per la trasmissione televisiva della Santa Messa del 1973. Se ai problemi fin qui elencati aggiungiamo anche il mancato rispetto delle più elementari norme di trasmissione del sacramento, dalla disposizione dell’ambiente alla dignità dei gesti compiuti dal celebrante, dall’invadenza dei commenti audio alla cura nell’esecuzione dei canti, ecco allora che ci si può ritrovare in un prodotto paradossalmente ridicolo e dissacrante.

Quali possono essere le soluzioni

In tale contesto, è chiaro che del significato originario della Santa Messa rimane ben poco al fedele che la segue comodamente in poltrona o tra le faccende di casa. E se poi ci si convince dell’idea di aver soddisfatto il precetto, di essere a posto con la coscienza, allora sarebbe da invocare senza dubbio anche il digiuno visivo. Esso, come in genere accade quando si soffre l’astinenza, può essere più efficace nel suscitare il desiderio di ricevere l’eucaristia materialmente.

In alternativa, il male minore, in periodi prolungati di sospensione della Messa con il popolo, può consistere nella trasmissione on line della celebrazione eucaristica concessa solo al vescovo diocesano, il quale la potrà proporre esclusivamente su canali adeguati, lasciando alle parrocchie l’impegno nella vicinanza ai fedeli con la catechesi e l’approfondimento spirituale.

Don Francesco Indelicato

 


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