Santa Croce in Gerusalemme, la Messa in ricordo di don Santoro

“La Parola del Vangelo è quella che cambia la vita”. Ha esordito così monsignor Daniele Libanori nell’omelia della Messa celebrata ieri nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme nel dodicesimo anniversario della morte di don Andrea Santoro.

“È quella che dà la capacità a coloro che la prendono sul serio di mettere in gioco la vita. Per questo è così importante ascoltare la Parola, nutrirsene, lasciare che essa scenda nella profondità nel cuore” e che “metta radici per poi dare quei frutti di vita eterna”. 

“Voi siete qui stasera”, ha detto poi rivolgendosi ai fedeli presenti “perché intuite che in don Andrea scorre la vita. Siete qui per attingere vita, non semplicemente per farne una memoria mesta”. 

La Parola e il bisogno di toccare

“Si tocca il Signore quando si prova a vivere la Parola nella sua immediatezza, senza sconti”. Questo il messaggio di monsignor Libanori a quanti accorsi a Santa Croce in Gerusalemme. “Quando – ha aggiunto – si riconosce nella vita quotidiana nella malattia, nel bisogno, nella morte e, come nel caso di don Andrea nel martirio, il farsi della Parola. È un tocco che restituisce la vista e ridesta la speranza. Ogni volta che si sperimenta il limite nasce un’attesa di guarigione, di miracolo”. 

“La gente pregava Gesù di potergli toccare almeno la frangia del mantello”, si legge nel Vangelo di Marco di ieri. “Toccare è l’esperienza più certa perché non lascia spazio all’illusione. Toccare è istintivo”, ha precisato ancora Libanori. “È il modo più immediato per esprimere i sentimenti, quanto di amicizia che di ostilità. Il toccare Gesù e il toccare di Gesù è guarire. Toccare fa sentire il calore della vita che scorre nell’altro”.

Dunque, Dio tocca ognuno nella sua storia e guarisce coloro che sanno riconoscerlo. Un tocco “riconoscibile ogni volta che la Croce pesa sulle spalle e ferisce” perché “non c’è liberazione che non passi attraverso il tocco del mistero pasquale.  

 

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