San Martino I Papa, una tonnellata di generosità – Intervista al parroco

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San Martino I Papa, la spesa solidale

Deus caritas est. Dio è carità. Amore. La prima lettera enciclica pubblicata da Benedetto XVI lascia un segno in don Antonio Pompili, parroco di San Martino I Papa. Al punto che, quando nel 2011 arriva nella parrocchia del quartiere San Giovanni, decide subito di rimediare alla mancanza di una struttura di assistenza caritativa. Obiettivo: “dare da mangiare agli affamati”.  

San Martino I Papa, una tonnellata di generosità - Intervista al parroco 1
Don Antonio Pompili biblista, araldista e parroco di San Martino I Papa in Roma

Nasce così la spesa solidale in collaborazione con un supermercato che si trova nelle immediate vicinanze della parrocchia. Una “bella iniziativa”, dichiara don Antonio a Radiopiù. In programma ogni primo lunedì del mese, coinvolge anche persone che non frequentano la chiesa.

E c’è addirittura chi riempie i carrelli “non per sé o per la propria famiglia ma esclusivamente per i poveri”. Oltre 100 i chili, fra prodotti alimentari e articoli per l’igiene, raccolti in un mese. Milleduecento in media in un anno, dunque. “La generosità della gente è grande ed è cresciuta sempre di più in questi anni”: 

 

I nuovi poveri

Chi è che bussa alla porta alla parrocchia? Chi è che cerca aiuto? Prevalentemente italiani, sono circa un centinaio gli San Martino I Papa, una tonnellata di generosità - Intervista al parroco 2utenti del centro caritativo di San Martino I Papa. Tra questi, molti che vivono in situazioni di disagio, anziani soli che non hanno aiuti sufficienti né dalla famiglia né dalle istituzioni civili. Fanno parte delle cosiddette periferie esistenziali, più volte menzionate da Papa Francesco, diffuse paradossalmente anche nel centro delle città.

“Il quartiere che va da Porta San Giovanni a Piazza Re di Roma, è sulla carta, a livello socio economico medio alto. Tuttavia – spiega ancora don Antonio – ci sono grandi frange di povertà”.

Diverse famiglie sono cadute in miseria sopratutto per la crisi economica e la perdita del lavoro. “Molti che vengono a bussare alla nostra porta  – continua – sono semplicemente dei disoccupati che non riescono a trovare un nuovo collocamento. Quindi vengono a chiedere un pacco alimentare per un sostegno minimo della loro famiglia”:

Il centro d’ascolto e il legame di “simpatia”

A volte, però, il supporto fisico ed economico non basta. Chi va in parrocchia non va in cerca soltanto di cibo, ma anche di ascolto e parole di incoraggiamento. Così i volontari di San Martino I Papa si sono organizzati per poter rispondere a entrambi i bisogni, quello materiale e quello spirituale: il mercoledì avviene la distribuzione dei pacchi alimentari, il giovedì, invece, è attivo il centro d’ascolto.

I bisognosi vi si recano per confidare le loro necessità, le loro paure, i loro drammi esistenziali. “Non abbiamo la bacchetta magica, – afferma don Antonio – non sempre riusciamo a risolvere in modo immediato o pienamente soddisfacente tutte le situazioni ma la cosa bella che loro (gli utenti ndr.) riescono a trovare è un primo sostegno morale. Poi, se necessario, li indirizziamo a qualche struttura più specifica”.

Si crea un legame “bellissimo” tra i volontari e gli assistiti. È quello che gli antichi greci chiamavano simpatia: la capacità, cioè, di entrare nella sofferenza dell’altro da una parte e quella di trovare la propria sofferenza lenita dall’altra. “Questo vale quanto, o forse molto di più, del servizio della distribuzione dei generi alimentari”:

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