mercoledì , 22 novembre 2017

San Camillo, medici non obiettori. Regione: ‘I primi in Italia’, Cei: ‘Snatura la 194’

Imperversa la polemica dopo l’assunzione di due medici non obiettori di coscienza all’Ospedale San Camillo di Roma tramite un concorso emanato dalla Regione.  Contrastanti i pareri del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti e di don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei. A intervenire sulla controversa questione, tra gli altri, anche il il presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

 

“Abortisti” al San Camillo: i diversi punti di vista

L’attuazione della 194

I due medici non obiettori, che prenderanno servizio dal prossimo 1 marzo, garantiranno secondo il presidente della Regione l’attuazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.  “Dobbiamo affrontare il grande tema dell’attuazione vera della 194 anche sperimentando forme molto innovative di tutela di una legge che, altrimenti, verrebbe disattesa”. “Quindi – spiega Zingaretti è una sperimentazione, siamo i primi in Italia e penso che sia necessario garantire alle donne un diritto sancito dalla legge”. Poi aggiunge: “Chi legittimamente è obiettore non ha partecipato a questo bando e potrà portare le sue professionalità in altri campi”. 

Non la pensa così don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, secondo cui l’assunzione di due medici non obiettori  “snatura l’impianto della legge 194 che non aveva l’obiettivo di indurre all’aborto ma di prevenirlo”. “Predisporre medici appositamente a questo ruolo è un’indicazioni chiara. In questo modo – ha affermato don Arice – non si rispetta un diritto di natura costituzionale qual è l’obiezione di coscienza”.

 

Un bando discriminatorio

E a parlare poi di grave discriminazione nella selezione al San Camillo sono Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell’Associazione Medici Cattolici (Amci) Beatrice Lorenzin, ministro della Salute“È evidente che abbiamo una legge che non prevede questo tipo di selezione”, ha spiegato il ministro. “Prevede invece la possibilità, qualora una struttura abbia problemi di fabbisogno, per quanto riguarda singoli specifici servizi, di poter chiedere alla regione di attingere anche in mobilità da altro personale”.

A fargli eco il presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli il quale ha sottolineato: “Un concorso che esclude coloro che sono obiettori è di dubbia legittimità”.  “Un bando discriminatorio?” Non è d’accordo il direttore del San Camillo, Fabrizio D’Alba che ha spiegato: “Esiste una legge dello Stato che introduce questo diritto per le donne e che richiede al Servizio sanitario regionale di strutturarsi”.

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