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Run for mem, la corsa per il futuro lungo la strada della memoria

Scritto da il 20 Gennaio 2017

Una corsa per non dimenticare il passato in prospettiva di un futuro migliore. È l’obiettivo della Run for mem, la corsa organizzata per la prima volta in Europa dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei ministri e in collaborazione con l’Associazione Maccabi Italia e la Maratona di Roma, in occasione del Giorno della Memoria del 27 gennaio. 

Così domenica, 22 gennaio, Roma ospiterà una corsa non competitiva tra le vie della città. Atleti professionisti e semplici cittadini attraverseranno luoghi storici, simbolo della Shoah. In questo senso lo sport diventa strumento per abbattere le barriere culturali e religiose.

La partenza è alle ore 10 da largo 16 ottobre 1943. Due i percorsi, uno di 10 km per gli sportivi (dal Portico d’Ottavia a Via Tasso) e l’altro di 3,5 km per gli appassionati (dal Portico d’Ottavia a San Bartolomeo all’Isola) in una narrazione comune per ricordare la Shoah e imparare una nuova strada di pace per il futuro.

Shaul Ladany

Numerose le adesioni dal mondo dello sport (come quella della maratoneta romana Franca Fiacconi), delle istituzioni e delle associazioni.  A correre ci sarà anche un testimonial d’eccezione: il professore ed ex marciatore professionista Shaul Ladany, sopravvissuto al campo di sterminio di Bergen-Belsen e poi all’attentato subito dalla compagine israeliana ai Giochi di Monaco ’72. A scendere in campo domenica anche le Acli di Roma e l’Unione Sportiva delle Acli di Roma con i volontari del servizio civile e due associazioni affiliate all’US Acli Roma: gli “Ercolini di Don Orione”, ragazzi rom della Capitale che partecipano ad un progetto educativo che coniuga integrazione e sport, e la “Podistica solidarietà”.

“Sarà – dichiarano congiuntamente Lidia Borzì e Luca Serangeli rispettivamente, presidente delle Acli di Roma e presidente dell’US Acli Roma – un momento importante di formazione attraverso lo sport in particolare modo per i giovani, ma anche un segno di condivisione e di vicinanza con la Comunità ebraica della Capitale, un’occasione da non mancare per rinnovare l’impegno a non dimenticare, affinché i giovani possano continuare, nel futuro, il compito di testimonianza che ci è stato lasciato in eredità da coloro che hanno vissuto questo orrore sulla propria pelle”.

 

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