Run for mem, la corsa per il futuro lungo la strada della memoria

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Giorno della Memoria: Run for Mem, lo sport ricorda la Shoah

Una corsa per non dimenticare il passato in prospettiva di un futuro migliore. È l’obiettivo della Run for mem, la corsa organizzata per la prima volta in Europa dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei ministri e in collaborazione con l’Associazione Maccabi Italia e la Maratona di Roma, in occasione del Giorno della Memoria del 27 gennaio. 

Così domenica, 22 gennaio, Roma ospiterà una corsa non competitiva tra le vie della città. Atleti professionisti e semplici cittadini attraverseranno luoghi storici, simbolo della Shoah. In questo senso lo sport diventa strumento per abbattere le barriere culturali e religiose.

La partenza è alle ore 10 da largo 16 ottobre 1943. Due i percorsi, uno di 10 km per gli sportivi (dal Portico d’Ottavia a Via Tasso) e l’altro di 3,5 km per gli appassionati (dal Portico d’Ottavia a San Bartolomeo all’Isola) in una narrazione comune per ricordare la Shoah e imparare una nuova strada di pace per il futuro.

Shaul Ladany

Numerose le adesioni dal mondo dello sport (come quella della maratoneta romana Franca Fiacconi), delle istituzioni e delle associazioni.  A correre ci sarà anche un testimonial d’eccezione: il professore ed ex marciatore professionista Shaul Ladany, sopravvissuto al campo di sterminio di Bergen-Belsen e poi all’attentato subito dalla compagine israeliana ai Giochi di Monaco ’72. A scendere in campo domenica anche le Acli di Roma e l’Unione Sportiva delle Acli di Roma con i volontari del servizio civile e due associazioni affiliate all’US Acli Roma: gli “Ercolini di Don Orione”, ragazzi rom della Capitale che partecipano ad un progetto educativo che coniuga integrazione e sport, e la “Podistica solidarietà”.

“Sarà – dichiarano congiuntamente Lidia Borzì e Luca Serangeli rispettivamente, presidente delle Acli di Roma e presidente dell’US Acli Roma – un momento importante di formazione attraverso lo sport in particolare modo per i giovani, ma anche un segno di condivisione e di vicinanza con la Comunità ebraica della Capitale, un’occasione da non mancare per rinnovare l’impegno a non dimenticare, affinché i giovani possano continuare, nel futuro, il compito di testimonianza che ci è stato lasciato in eredità da coloro che hanno vissuto questo orrore sulla propria pelle”.

 

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