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Rogo camper, Roma si stringe in preghiera contro l’indifferenza

Scritto da il 12 Maggio 2017

Una Santa Maria in Trastevere gremita, ieri sera, per la veglia in ricordo di Francesca, Angelica e Elisabeth, le tre sorelle rom vittime del rogo al camper. Presente la madre e alcuni fratelli delle tre giovani. A pregare non solo rom e sinti ma anche tanti cittadini romani, rappresentanti delle istituzioni ed esponenti della diocesi di Roma. A prendervi parte anche l’elemosiniere di Papa Francesco, monsignor Konrad Krajewski, che aveva visitano nei giorni scorsi la famiglia Halilovic. Nessuno, invece, in rappresentanza dell’amministrazione comunale. Il sindaco Virginia Raggi, che aveva in un primo momento confermato la presenza, “è stata bloccata – fanno sapere dal Campidoglio – da una riunione sull’emergenza rifiuti”.

Nuovo momento di preghiera, ancora oggi, alle ore 17.30 al parcheggio del centro commerciale Primavera. Presiede il vescovo Marciante.

Rogo al Casilino, la veglia a Santa Maria in Trastevere

“Abbiamo chiesto a questa città di fermarsi per questi bambini rom, figli di tutti noi, piccoli e indifesi che hanno perso la vita”. Queste le parole di Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio che ha organizzato la veglia di preghiera in ricordo delle giovani che hanno perso la vita nel rogo.

A presiedere il momento di preghiera il vescovo ausiliare di Roma sud, Paolo Lojudice che, durante l’omelia, ha lanciato un messaggio forte e chiaro. “Uccidere i bambini è uccidere il futuro. Il vero colpevole è l’indifferenza”.  Oggi, “nel nostro occidente, nella nostra Italia, nella nostra grande e splendida città di Roma un bambino non può vivere in mezzo alla strada. Non può essere rosicchiato dai topi mentre dorme in una baracca, non può essere arso vivo per nessun motivo al mondo”.

“La Chiesa non dimentica questi suoi figli più piccoli. Davanti alla tragedia della perdita dei figli, una madre non può accettare parole o gesti di consolazione, che sono sempre inadeguati, mai capaci di lenire il dolore di una ferita che non può e non vuole essere rimarginata. Un dolore proporzionale all’amore”.

“Dobbiamo pregare e agire tutti insieme perché nessun bambino sia più crocifisso”, ha affermato ancora Lojudice. “Troppi bambini crocifissi”.

 

 


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