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Robert Cheaib: Tuffarsi nello sguardo di Cristo è la via per la gioia

Scritto da il 26 Marzo 2019

Robert Cheaib: Ultima puntata “De nascondiglio della gioia.”

Alla fine di questo percorso, un percorso che considero briciole per un cammino, non solo perché tirate da un testo più grande che è “Il Nascondiglio della Gioia”, ma anche perché nella vita possiamo semplicemente comunicare gli uni agli altri delle prospettive e delle pennellate per disegnare il nostro cammino, anzi per permettere al Signore di disegnare il nostro cammino.

Chiudo questa serie non solo ringraziandovi per l’accompagnamento e il cammino fatto insieme, ma anche con uno sguardo ad un passo biblico, quello del Cristo Risorto che appare ai discepoli.

Loro che hanno ormai gettato la spugna ed hanno accettato il nuovo lavoro dato loro da Cristo, quello di essere pescatori uomini, e sono tornati ad essere semplicemente pescatori. In quel momento, dopo la pesca miracolosa avviene qualcosa di molto bello.

Giovanni riconosce Gesù che dice: “È il Signore” e il passo ci dice che Simon Pietro appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi e si tuffa in mare, altri discepoli invece vennero con la barca trascinando la rete piena di pesci. Non erano infatti lontani dalla riva che pochi centinaia di metri.

Robert Cheaib: Pietro si tuffa in mare

Pietro era nudo, senza difese. Aveva tradito l’amore ben tre volte, proprio lui che aveva promesso incrollabile fedeltà.

“Anche se dovessi morire con te -, diceva a Gesù – io non ti rinnegherò” (…) “Signore con te sono pronto anche ad andare anche in prigione e alla morte”. Si era paragonato con gli altri, sentendosi migliore: “anche se tutti si scandalizzassero io no”. Questo era Pietro, che ci somiglia tanto. Pietro, uomo di entusiasmo ed iniziativa, si trova come un pallone sgonfio: nudo, fragile, indifeso ed indifendibile. Lì in quell’abisso, quando il discepolo amato gli fa Robert Cheaibcapire che c’è Gesù, Pietro ricorda quello sguardo che lo aveva amato oltre ogni caduta, oltre ogni tradimento. È lì che avviene il tuffo.

Cosa accade nel cuore di Pietro? Probabilmente capisce che i suoi grandi fallimenti sono meno di una goccia nel mare dell’amore di Gesù. Capisce che nessuno possiede mai Dio a tal punto da non doverlo cercare. Capisce che dopo la morte di Cristo non c’è un abisso dove l’uomo possa cadere senza trovare Cristo lì ad accoglierlo e a ridestarlo. Capisce che non arriverà mai ad amare quanto è amato. È bello così, è divino così. Capisce che l’amore di Dio ci precede e ci supera, ci avvolge come un grembo materno. Capisce che non ci è dato cambiare il passato ma che ci è dato adoperarci a disegnare il futuro. Capisce che non ci è dato di riscrivere l’inizio delle nostre storie, ma che possiamo scriverne il finale.

Dove trova il coraggio per tuffarsi? Non in sé. Lui era nudo. Lo trova nello sguardo di Cristo che lo riveste di amore e dignità. Pietro si tuffa nel mare infinito dell’amore di Cristo. Pietro si tuffa e quel tuffo è preghiera.

Questa è la definizione che ho maturato della preghiera. Pregare è tuffarmi nello sguardo innamorato di Cristo posato perdutamente su di me. Con questa definizione vi saluto, personalmente.

Io non ti guardo adesso negli occhi, ma Cristo sì, tuffati in questo sguardo è lì il nascondiglio della gioia.

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