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Robert Cheaib: “Solo i monaci possono sposarsi”

Scritto da il 29 Marzo 2020

Robert Cheaib: “Dalla pacificazione con sé all’amore”

robert cheaib unificazione 3Nessun panico, non è una campagna per svuotare i monasteri. Non sto parlando di monaci ma mi baso sull’etimologia della parola.

Monaco, infatti, viene da “monos” e indica una persona, una, unificata, riconciliata con sé.

Sono convinto che solo chi è così può formare una coppia felice con un’altra persona.

È un grande paradosso ma Erich Fromm ha proprio ragione quando afferma che la capacità di stare soli è la prima condizione per la capacità di amare.

Robert Cheaib: è necessario essere monos per stare in due

La coppia non può fondarsi su due invertebrati incapaci di stare in piedi da soli. Non si fonda su due che si alleano per fuggire ognuno da sé, dalla propria non vita. La coppia è una comunione di vita non di due nullità.

Due mezze persone che si incontrano non fanno una coppia ma due metà che si accuseranno a vicenda delle mancanze della coppia.

Uscirà fuori un mostro apocalittico con scenari apocalittici.

È necessario essere “monos” cioè uno, unificato e intonato per vivere l’unione, per non stonare nel duetto.

Il filosofo libanese René Habachi scrive: “Una persona unificata è come uno strumento musicale accordato, con tutte le corde tese sullo stesso diapason, armonizzato al punto da poter entrare in concerto con un altro, in un accordo sempre più ricco e unificato”.

Solo a questo punto la persona è matura per l’amore. La voce dell’altro non la spaventerà, la sua presenza non la disintegrerà sconvolgendo il suo orientamento interiore.

Chi fugge dalla solitudine e si rifugia nella vita di coppia si ritroverà con una solitudine più amara perché priva della speranza illusoria di simbiosi perfetta che si nutriva prima dell’incontro.

robert cheaib unificazione 2

Robert Cheaib: l’amore consiste di due solitudini che si proteggono

L’amore di coppia consiste in due solitudini che si proteggono l’una con l’altra, si sfiorano e si augurano il bene.

Solo chi è così realista può vivere un grazioso e grato incontro con un’altra persona reale; solo così la vita di coppia sarà un coronamento di una gioia, non un antidepressivo.

Abbiamo bisogno di un coniuge e non di un bue, di un soggetto complice e non di un complemento oggetto.

L’elogio della solitudine, come detto nella puntata precedente, non è un invito all’isolamento, anzi, chi si isola si danna e si condanna al contrario della natura dell’uomo che è la comunione e l’incontro.

C’è una paradossale correlazione tra solitudine e comunione. Chi costruisce muri intorno a sé non diventa sé stesso.

(Trascrizione del testo a cura di Antoine Ruiz)

Ascolta la quarta puntata de “Il gioco dell’amore” con Robert Cheaib


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