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Robert Cheaib: educare significa essere responsabili della propria fede

Scritto da il 17 Maggio 2020

Robert Cheaib: l’educazione responsabile non è solo narrazione, ma anche essere responsabili della propria formazione e di ciò che si comunica.

Spesso sento alcune persone affermare di non dire nulla ai propri figli, basta che guardino la loro vita. Se fosse così, sarebbe troppo bello.

A volte incontro persone con questa filosofia di vita che mi dicono di aver vissuto come esempio di onestà  e vita cristiana di fronte ai propri figli che però  non hanno appreso da loro. Perché?

Vorrei collegare il concetto di essere narrazione a quello di comunicazione, quindi dall’essere responsabili con la coerenza all’essere responsabili con la formazione. È vero, non possiamo cambiare una persona o trasmettere un messaggio che la cambi se la nostra vita non è in linea con il nostro messaggio, ma è altrettanto vero che la sola testimonianza della vita non basta.

Robert Cheaib: ogni cristiano è responsabile della propria fede

Questo è un grande inganno di tanti cristiani. Non parlano mai del Signore, né della fede né affrontano le domande dei figli.  Secondo loro basta dimostrare di essere buoni.

Robert Cheaib

San Pietro Apostolo

Essere cristiani non è solo essere buoni ma anche essere innamorati di Gesù Cristo, aver fatto un incontro con lui, essere sempre pronti a dare ragione della speranza che è in noi, come dice San Pietro nella sua prima lettera (1 Pietro 3 15 e seguenti).

Essere responsabili, ovvero l’educazione responsabile, questo quarto pilastro che stiamo approfondendo, vuol dire proprio essere disposti non solo ad amare il Signore ma dare ragione della nostra speranza in Lui.

Come cristiani,  oserei dire soprattutto come cattolici, abbiamo relegato questo compito di pensare alla fede, di connettere fede e ragione, ai teologi, ai sacerdoti, ai vescovi, al magistero, al Papa. È sbagliato. Ogni cristiano è responsabile della sua fede.

Questo non significa che tutti debbano diventare teologi agguerriti ed esperti, è impossibile.

Tra l’essere però un teologo esperto in una tematica e l’essere (scusate la parola) una capra totale che non crede ma è credulona, ne passano di sfumature.

Robert Cheaib: la fede si alimenta continuamente attraverso la formazione

Ogni cristiano ha il compito di educare la propria fede. Cosa c’entra  questo con l’educazione dei figli?

Immaginate questo scenario: arriva nostro figlio, ci pone una domanda e gli diciamo che avevamo pensato a questa domanda ma che non si deve preoccupare, non abbiamo trovato risposta ma basta credere. Che cosa significherà questo per lui?

Penserà che il padre e la madre siano dei creduloni. Non hanno mai pensato se quello in cui hanno creduto sia stato vero.

A questo punto devo credere che ha ragione chi dice che la fede è un’illusione, è l’occhio del popolino.

Per questo bisogna essere responsabili della fede ovvero essere abili a rispondere, a dare ragione, logos della speranza che è in noi. Come si può fare?

Si può fare in mille modi, ad esempio attraverso corsi on-line o radio cattoliche che trasmettono varie informazioni.

Io stesso, come docente di teologia, oltre ai tanti libri che leggo, seguo programmi che nutrono non solo l’anima, lo spirito e la vita di preghiera, ma anche l’intelletto della fede, perché dobbiamo amare il Signore con tutto il cuore ma anche con tutta la mente e tutte le forze.

(Trascrizione del testo a cura di Antoine Ruiz) 


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