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Povertà a Roma: cresce il numero degli assistiti dalle parrocchie

Scritto da il 16 Dicembre 2020

Povertà a Roma: Caritas, il Rapporto 2020

Già prima dell’emergenza sanitaria, a Roma si attestava un rischio della povertà pari al 18%. Tanti i cosiddetti “equilibristi della povertà”: finte partite IVA, ultra precari, saltuari, stagionali, sommerso, persone che arrivano a povertà a roma, mensafatica alla fine del mese, con redditi precari, discontinui, ridotti.

La situazione non è migliorata nel corso del 2020. Sono più di 21mila le persone che si sono rivolte ai centri di ascolto facendo registrare un incremento delle richieste di aiuto in oltre l’85 % delle parrocchie. In alcuni casi a bussare alle porte delle chiese, alla ricerca di pacchi alimentari o buoni spesa, tra le 50 e le 500 persone in più rispetto al 2019. Tra loro non solo pensionati, ma anche tanti sotto i 45 anni, disoccupati o che hanno perso il lavoro a causa della pandemia, per un totale di 7.476 “nuovi poveri” di cui i 48,7% italiani.

È il quadro allarmante che emerge dal Rapporto 2020 “La povertà a Roma: un punto di vista” presentato dalla Caritas. Tema di questa edizione (130 pagine corredate da tabelle e infografiche) Nessuno si salva da solo, dal messaggio lanciato da Papa Francesco durante la preghiera dello scorso 27 marzo in una piazza San Pietro deserta.

Il Rapporto 2020

Povertà a Roma: don Benoni Ambarus, “Tornare a una cultura vera del lavoro”

Diverse le iniziative della Diocesi di Roma per far fronte all’emergenza tra cui il sostegno alimentare, il Fondo Anticrisi per aiutare le famiglie con le spese impreviste e Alleanza per Roma, il fondo Gesù Divino Lavoratore voluto da papa Francesco a cui hanno aderito la regione Lazio e il comune di Roma.

«La pandemia – ha detto l’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vicegerente della Diocesi, intervenendo alla presentazione del Rapporto 2020 in diretta Facebook – ci ha permesso di comprendere meglio chi sono gli “scartati”: quelli rimasti in strada perché i centri di accoglienza hanno dovuto ridurre le presenze senza che i servizi sociali fossero in grado di approntare misure alternative. Coloro che per mesi – almeno per tutta la prima ondata di contagi – sono stati esclusi dalle misure diagnostiche, quanti hanno sofferto in solitudine rinchiusi dentro le loro case senza affetti».

«La grande povertà scoperta di questi mesi è il lavoro nero – ha fatto ancora presente don Benoni Ambarus, direttore della Caritas diocesana –. Non è stata l’emergenza alimentare, questa semmai è la punta dell’iceberg. Bisogna tornare a una cultura vera del lavoro, dignitoso, che non sfrutta e non schiaccia, che promuove la persona.

La maggior parte delle persone che si sono rivolte a noi hanno denunciato la riduzione del reddito, ma il più delle volte semplicemente perché non hanno più lavorato. La parola precario per molti è un lusso, visto che sono lavoratori a giornata, a ore. Per loro le misure di sostegno al reddito sono un miraggio inesistente».


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