martedì , 12 dicembre 2017

Pontificia Accademia per la Vita: Papa, alleanza uomo-donna sia regia della società

Francesco alla Pontificia Accademia per la Vita

Il Papa ha incontrato ieri i membri della Pontificia Accademia per la Vita. Occasione l’annuale assemblea plenaria, la prima dopo il nuovo assetto dell’organismo, dal tema “Accompagnare la vita. Nuove responsabilità nell’era tecnologica”.

Diversi i punti toccati dal Santo Padre nel sua riflessione: dalla manipolazione della vita, alla dignità della persona umana fino al ruolo della Chiesa in quella che ha definito “una sfida epocale”. Di fronte a “biotecnologie e manipolazioni” è “urgente”, ha fatto presente Francesco, “una sintesi antropologica all’altezza”.

 

 Il mondo ha bisogno di credenti

Sempre più diffusa oggi, ha affermato il Pontefice, una cultura centrata ossessivamente sulla sovranità dell’uomo, in quanto specie e individuo, rispetto alla realtà. “C’è chi parla”, ha precisato, “persino di egolatria, ossia di un vero e proprio culto dell’io, sul cui altare si sacrifica ogni cosa, compresi gli affetti più cari”. 

A questa si aggiunge uno spregiudicato materialismo“che caratterizza l’alleanza tra l’economia e la tecnica, e che tratta la vita come risorsa da sfruttare o da scartare in funzione del potere e del profitto”.

Di fronte a questa emergenza, ha sottolineato Francesco, il mondo ha sempre maggiore bisogno di credenti che, “con serietà e letizia, siano creativi e propositivi, umili e coraggiosi, risolutamente determinati a ricomporre la frattura tra le generazioni”. E fonte di ispirazione è la stessa Parola di Dio che illumina l’origine della vita e il suo destino. La testimonianza della fede nella misericordia di Dio, poi, è condizione essenziale, ha ribadito Bergoglio “per resistere all’anestesia e all’avvilimento dell’umanesimo”.

 

L’alleanza tra uomo e donna

Ognuno di noi, ha detto ancora il Papa rivolgendosi ai membri della Pontifica Accademia per la Vita, “è una creatura voluta e amata da Dio per sé stessa, non solamente un assemblaggio di cellule ben organizzate e selezionate nel corso dell’evoluzione della vita. L’intera creazione è come inscritta nello speciale amore di Dio per la creatura umana, che si estende a tutte le generazioni delle madri, dei padri e dei loro figli”.

Il racconto biblico della Creazione va, dunque, riletto sempre di nuovo, “per apprezzare tutta l’ampiezza e la profondità del gesto dell’amore di Dio che affida all’alleanza dell’uomo e della donna il creato e la storia”.

Un’alleanza sigillata dall’unione d’amore che segna la strada della trasmissione della vita attraverso il matrimonio ma che va ben oltre questo sigillo: l’alleanza dell’uomo e della donna è chiamata a prendere nelle sue mani la regia dell’intera società”.

L’uomo e la donna sono chiamati dunque non soltanto a parlarsi d’amore, ma a parlarsi, con amore, “di ciò che devono fare perché la convivenza umana si realizzi nella luce dell’amore di Dio per ogni creatura”. Parlarsi e allearsi, perché nessuno dei due – né l’uomo da solo, né la donna da sola – è in grado di assumersi questa responsabilità. Perché sono stati creati insieme.

 

Una rinnovata cultura dell’identità e della differenza

“L’alleanza generativa dell’uomo e della donna è un presidio per l’umanesimo planetario degli uomini e delle donne, non un handicap. La nostra storia non sarà rinnovata se rifiutiamo questa verità”.

“L’ipotesi recentemente avanzata di riaprire la strada per la dignità della persona neutralizzando radicalmente la differenza sessuale e, quindi, l’intesa dell’uomo e della donna”, ha proseguito Francesco “non è giusta”. L’utopia del “neutro” – ha precisato- rimuove ad un tempo sia la dignità umana della costituzione sessualmente differente, sia la qualità personale della trasmissione generativa della vita. La manipolazione biologica e psichica della differenza sessuale rischia così di smantellare la fonte di energia che alimenta l’alleanza dell’uomo e della donna e la rende creativa e feconda”.

La cura della vita

Altro punto su cui Papa Francesco ha fatto leva è “la riabilitazione di un ethos della compassione o della tenerezza per la generazione e rigenerazione dell’umano nella sua differenza”.

Si tratta, anzitutto, ha spiegato il Santo Padre, “di ritrovare sensibilità per le diverse età della vita, in particolare per quelle dei bambini e degli anziani. Tutto ciò che in esse è delicato e fragile, vulnerabile e corruttibile, non è una faccenda che debba riguardare esclusivamente la medicina e il benessere”. Ci sono infatti in gioco parti dell’anima e della sensibilità umana “che chiedono di essere ascoltate e riconosciute, custodite e apprezzate, dai singoli come dalla comunità”.

“Una società nella quale tutto questo può essere soltanto comprato e venduto, burocraticamente regolato e tecnicamente predisposto, è una società che ha già perso il senso della vita”.

 

 

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