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Piccolo breviario dell’anima: la paura

Scritto da il 21 Gennaio 2020

Che cos’è la paura? È uno stato di animo o una malattia? Perché e quali sono le ragioni quando si ha paura? Il termine può essere sinonimo di ansietà?

O è il male ciò di cui abbiamo paura, o il male è che abbiamo paura.
(Sant’Agostino)
Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.
(Martin Luther King)

Un’inquietudine diffusa

Il “Piccolo breviario dell’anima” tocca oggi una parola di uso comune, e purtroppo assai spesso utilizzata a sproposito. Paura è un termine che di per sé alimenta tensione e porta stato di agitazione, si può persino avere paura della paura; subito viene la domanda perché e quando abbiamo paura?

Paura certo è agitazione, quindi può essere a volte sovrapponibile al significato di ansietà ma lo è allora allo stesso modo di sostantivi quali: sconforto, smarrimento,  non è esattamente riconducibile ad uno spavento dell’istante. Non stato transitorio di un accadimento negativo. Paura è inquietudine diffusa, uno stato di animo che avvertiamo e non ci lascia che dopo qualche tempo, per poi magari tornare; ci turba e porta disagio alle nostre giornate.

L’etimologia

L’etimologia della parola paura, viene da una radice indoeuropea “pat- “, che significa percuotere ed in senso figurato incutere timore, scuotere e atterrire . Da questa radice deriva il greco παίω (paio) = io percuoto e poi il latino pavor-paura, timore dal verbo paveo- (prima ancora Patveo = sono percosso) sono scosso, sono battuto e abbattuto ed in senso lato, cioè io temo in ragione di questo. È dunque un forte sentire, non fugace né  provvisorio, piuttosto conseguenza di qualcosa o qualcuno che ci lascia ad una angoscia e ad un senso che può portare al cosiddetto “panico” che è cosa assai diversa. Certo un incidente o un trauma originario deve aver generato quello che comunemente chiamiamo “paura” e questo si spiega come conseguenza letteralmente di qualcosa o qualcuno che incida nella vita.

All’origine di una paura non vi è nulla che lasci le cose come sono.

La paura nelle Scritture

Dal Vangelo secondo Marco (14, 32-38)

Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu». Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

La paura dunque nel Vangelo di Marco è indicata quale debolezza. Vi è nella paura anche un sentirsi inadeguati, scoperti e vulnerabili. Pensiamo a come Pietro dopo l’arresto di Nostro Signore lo tradisca, fingendo  di non conoscerlo, egli è vittima della paura, paura che supererà con la Fede fino al sacrificio supremo. Si combatte la paura, come sovente capita di sottolineare, con una dedizione e una adesione alla vita che è nella sostanza consapevolezza e amore. Una “pace del cuore” che si alimenti in noi stessi giorno per giorno partendo dalle proprie certezze, quali per i credenti appunto la fede ma anche  gli affetti più cari e il desiderio di vivere in armonia. I nostri principi cioè la nostra educazione possono essere di aiuto.

Non lasciarsi sopraffare dalla paura

Da dove nasca la paura, è purtroppo difficile da stabilire, diverso per ciascuno, nell’età in cui si dice si costituiscano le “mappe emotive”,  la età evolutiva da 0 a 3 anni, si decide il più della nostra vita, dunque dell’età successive. Tuttavia occorre come sempre pensare e ragionare e “tornare alle cose come le cose sono”, la psicologia clinica dà nome alle paure “fobie”, queste sarebbero all’origine di molte forme di nevrosi cioè di vere e proprie patologie. Occorre dunque “rimboccarsi le maniche” e lavorare su noi stessi prima che la paura divenga qualcosa di più pernicioso e difficile da superare. Prima che essa lasci posto a delirio e ci conduca fuori dalla realtà. Concretezza e logica possono essere antidoti importanti che assieme alla fede ci diano modo di superare le nostre paure. Tutti ne abbiamo e sarebbe sbagliato e stupido negarlo.

Ascolta la puntata odierna di e con Ugo De Vita


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