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Piccolo breviario dell’anima: la follia

Scritto da il 28 Gennaio 2020

Vorrei capire cosa si intende con il termine follia? È sinonimo di pazzia o altro ancora? È una patologia o uno stato d’animo?

“Le mie impronte digitali prese in manicomio hanno perseguitato le mie mani come un rantolo che salisse la vena della vita, quelle impronte digitali dannate sono state registrate in cielo e vibrano insieme ahimè alle stelle dell’Orsa Maggiore.” (Alda Merini)

Il Piccolo breviario dell’anima tratta oggi tema delicato e legato anche alla salute mentale oltre che a quella dello spirito: follia infatti è un termine molto forte, che non può non implicare discorso su disagio e psicologia. Noi tratteremo il termine ed i suoi significati, occupandoci della follia, intesa come impeto come azione, come atto e non genericamente come “pazzia” o stato generico di alienazione mentale.

Il sostantivo è di difficile definizione da parte del sapere medico e psicologico, il suo impiego è ridotto in ambito scientifico, dove ovviamente si fa ricorso a nozioni più rigorose per definire disturbi mentali e organici. Altro ancora è spiegare follia nella sua accezione socioculturale: follia non soltanto è l’espressione di una condizione di ‘diversità’, rispetto a modelli di ‘normalità’ socialmente stabiliti, ma una espressione umana imputabile non tanto a un disturbo interno a un soggetto sofferente, quanto da un’interazione squilibrata tra il soggetto stesso e il suo ambiente.

Significazione di follia viene interpretata secondo criteri di giudizio diversi e spesso contrastanti. Sotto profilo etimologico, follia deriva dal latino follis, che indica approssimativamente un qualche sacco “pieno d’aria”. Un pieno di nulla, dunque  una svuotatezza. Riferire tale termine ai (cosiddetti) folli, in senso moderno e ordinario della parola, risulta un’operazione metaforica è un vuoto del capo è un vuoto di senso cioè di fine e scopo?

Il latino esprimeva un sinonimo quale insania: oltre a follia, a pazzia e appunto insania la nostra cultura ha impiegato più avanti termini quali alienazione, demenza, disordine mentale o morale, mania. Ciascuna di queste parole ha oggi, un’accezione specifica, non completamente coincidente le altre. Il sapere di cui sopra non ha mai stabilito se la follia sia uno stato/fenomeno esclusivamente corporeo, o uno stato/fenomeno di altro genere (mentale, spirituale, comportamentale, sociale).

In molte comunità primitive ancor oggi il folle, ben lungi dall’essere considerato un malato, viene riconosciuto quale soggetto ‘abitato’ da forze soprannaturali.

Follia – espressa con il termine mania (poi ripreso, anche se con accezioni diverse, dalla scienza moderna) – veniva concepita come condizione privilegiata. Platone in uno dei suoi dialoghi maggiori, il Fedro, il filosofo distingue una follia buona da una follia cattiva; e della pazzia non esita a dire che “i maggiori beni ci sono elargiti per mezzo d’una follia che è un dono divino”. Le forme di follia che possono avere influssi positivi sono, per Platone, la profezia, che consente di antivedere il futuro, e quella purificatoria, che consente all’uomo di esorcizzare il male.

Ascolta la puntata odierna di e con Ugo De Vita


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