venerdì , 20 ottobre 2017
natura

Il pericolo di una natura a proprio gusto e piacimento

Nei dibattiti quotidiani emerge spesso, senza alcun rossore, la certezza che la società odierna possa fare a meno di Dio o meglio di quel Dio annunciato dai profeti e fattosi uomo per dare al mondo, passando dalla croce, la via della fede, della speranza, della salvezza e della redenzione. Anche tutto ciò che è stato creato viene ormai messo in discussione. Nulla è naturale; nulla determinato; nulla stabilito; nulla proveniente dal di fuori di se stessi. Non si meraviglia più nessuno se un qualsiasi essere umano non domi più il suo peccato, ma che anzi lo copri, lo legalizzi, lo renda realtà accettata e diffusa.

Così facendo ognuno rischia di spezzarsi dentro, di frantumarsi l’anima, di perdere il legame con il sacro che abita in lui, disconoscendo il cielo. Chi potrà mai riparare un uomo sbriciolato nella mente e nel cuore? Il vero “Progettista dell’Umanità” quasi sempre non ha possibilità di accesso; non riceve chiamate per intervenire. Chi lo ha sostituito? Qualcuno dovrà pur darsi da fare per riparare i tanti “guasti quotidiani”. Non mancano di sicuro teorie; ricette; corsi periodici; promozioni allettanti; segreti a pagamento. Nello stesso tempo scrittori, cineasti, filosofi, nuove religioni, moralisti, teologi, ognuno per conto proprio o anche in società, si presentano come coloro che sono capaci di offrire una soluzione che ripari il “guasto”, senza neanche scomodare la coscienza altrui.

Ciò che preoccupa sta nel fatto che in molte ricette sociali, culturali, politiche, di categoria, viene modificata l’essenza dell’uomo. Spesso quest’ultima appare come un campo qualsiasi su cui intervenire, magari su specifica richiesta. Si avverte perciò nell’aria il consolidarsi di un tempo in cui l’uomo è solo ciò che vuole farsi o vuole essere. Tutto questo ignorando la sua stessa natura e la finalità del suo manifestarsi e del suo operare.

Continuando di questo passo non si rischia forse che ogni uomo si presenti come il solo effetto della sua volontà che si autodetermina? Non punterà di riflesso il suo interesse verso una natura a proprio gusto e piacimento? Mi viene da pensare, se per caso per molti non sia questa la libertà. Una strada del genere non porta però lontano, se si vuole raggiungere una felice prospettiva per una umanità che sappiamo stanca e avvilita. L’uomo è alle prese di continuo con la paura di perdere quello che fino ad oggi ha costruito o di ripiombare in una forma strisciante di nuova guerra permanente.

Ogni giorno, purtroppo, muoiono migliaia di persone tra mille feroci torture e violenze inaudite, che la civiltà contemporanea ha sempre sostenuto di aver ormai rimosso per sempre. Questo stile di vita contraffatto, magari impeccabile secondo una idea esistenziale prettamente umana e terrena, provocherà a medio termine disastri ben più pesanti di quelli conosciuti. Non si tratta di un sinistro richiamo, né di una nuova profezia, ma di una amara constatazione rispetto ad un modello sociale, che non smette mai di disconoscere la sua vera storia umana, legata in profondità alla missione terrena di Cristo

Qualcuno potrebbe pensare che gli errori e gli orrori del passato, dopo Auschwitz siano stati per sempre consegnati alla storia. La vigilanza deve rimanere invece alta! Basta guardare le migliaia e migliaia di persone di persone che arrivano oggi in Europa; al numero crescente di coloro che muoiono ogni giorno nel Medio Oriente per fame, guerre, sevizie e crudeltà efferate; al continuo rinnegamento dell’insegnamento evangelico; all’assunzione di una verità soggettiva che riesce, anche nella obiettività ontologica dell’universo, a dettare legge e trasformare la sostanza naturale delle cose. L’allarme c’è!

Non è per nulla normale ignorare le crepe così evidenti che rischiano di aprire il passaggio a nuovi veri mostri, ben camuffati nella apparente sicurezza di una vita artificiale che, mai e poi mai, potrà definirsi una originale e veritiera forma di esistenza umana. Oggi si continua a manomettere tutto ciò che si riceve dalla natura, per essere liberi di costruirsi la propria essenza individuale. C’è la sensazione, non troppo velata, che si lavori su più fronti, per non far rimanere alcuna traccia di Dio nella società e nel mondo.

Le “impronte divine” nella natura e tra la gente fanno paura a chi viaggia spedito verso un pensiero unico e un relativismo del tutto accomodante. Non c’è più coscienza del peccato. Non è forse meglio abolire ogni forma di coscienza, che non la perversione? Non è probabilmente così, per chi non riconosce Dio nella sua storia e in quella degli altri? Se il riparatore dei guasti visibili e non visibili continuerà ad essere soltanto l’uomo che viene da sé, la seduzione di satana continuerà a prevalere su tutto e su tutti. Scrive in proposito mons. Costantino Di Bruno, consegnandoci una parola di verità:

“Gesù è il solo che può riparare l’uomo. Per mezzo di Lui egli è stato creato e per mezzo di Lui il Padre ha deciso che venga anche risanato, guarito, ristabilito nella sua verità, anzi ricreato in una maniera ancora più mirabile della sua stessa origine. Il suo programma messianico, scritto da per Lui dal Padre, è tutto finalizzato alla nuova creazione. Lui ha bisogno della sua Chiesa. Essa però non può barare con Lui. Barerà ogni qualvolta deciderà di fare l’uomo secondo un suo programma e non secondo quello che il Padre ha affidato al suo Figlio Incarnato”.

Il pericolo di una natura a proprio gusto e piacimento è senz’altro una realtà non tanto remota! Va superato con una consapevole fede ecclesiale, per non smarrire mai l’equilibrio personale ed essere parte attiva nella costruzione giornaliera del benessere comune.

(da www.zenit.org – articolo di Egidio Chiarella)

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