Pensiamo all’inferno…

Sto leggendo in questo periodo i detti dei padri del deserto. Erano padri che vivevano, appunto nel deserto: alcuni come eremiti, altri in comunità ma con una vita comunque sempre molto ritirata. Ed erano frequentati da chi voleva un consiglio o voleva essere semplicemente confortata.

Comune denominatore di questi padri è la continua ricerca del Regno di Dio dentro di loro, e quindi di allontanare tutto ciò che impedisce questa vicinanza del cuore con Dio. Pensavo oggi che usiamo questa espressione, quando diciamo che una persona è tormentata, che non trova pace, non sa come rasserenarsi.

Questo è l’anticamera di ciò che è l’inferno, un luogo interiore in cui subiamo dei tormenti, dovuti al fatto che ci siamo affidati non a Dio ma solo a noi stessi, al nostro giudizio, alle nostre scelte. Questa cosa non ci dà pace, perché le nostre scelte sono cavalcate anche dal demonio, che ci porta sempre più alla deriva, sempre più soli, quando viviamo sempre pensando a noi stessi senza atti di altruismo.

Quando pensiamo solo alla nostra bellezza, al nostro lavoro, alla nostra famiglia… siamo tormentati perché non troviamo Dio in queste cose che assolutizziamo. Questo tormento potrebbe diventare anche eterno, perché l’inferno esiste davvero: non è complicato andarci, basta vedere come vivono in un inferno tante persone già nell’”Aldiquà”! L’unica differenza è che nell’aldiquà abbiamo sempre possibilità di cambiare vita.

Non è vero quello che dicono tanti: “Faccio quello che mi pare, tanto poi in punto di morte mi converto”. Non ti converti così facilmente in punto di morte, perché le decisioni che hai preso durante la vita ti hanno cristallizzato in una mentalità, in un cuore di pietra…

Quindi oggi pensiamo anche un po’ all’inferno: non se ne parla più spesso. Vi dico questo per spaventarvi? Un po’ sì, per quello spavento sano che ci fa svegliare, come quando sei in auto e qualcuno ti frena davanti, ti spaventi, ti svegli e ti fermi, proprio grazie allo spavento!

Pensiamo all’eternità: pensiamo alla nostra vita sulla terra e a come stiamo costruendo l’eternità, che non sarà altro da quello che viviamo qui, ma la continuazione di quanto viviamo qui. Il Signore ci dà tanta grazia, tutti i giorni, per modellare il nostro cuore sul Suo, e la preghiera quotidiana ci aiuta in questo, per plasmare il nostro cuore per l’eternità. In questo siamo responsabili: nel decidere quanto tempo stare con Gesù per permettergli di togliere, come facevano i padri del deserto, tutti quegli ostacoli che ci impediscono di vivere una vita di gioia a partire da quaggiù.