Papa Montini. Il racconto della Fuci

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Papa Montini. A pochi giorni dalla canonizzazione, le voci dei presidenti Fuci di ieri e di oggi ricostruiscono per noi la figura di Paolo VI.

Papa Paolo VI, che la Chiesa proclamerà santo il prossimo 14 ottobre, prima di iniziare il suo pontificato, fu assistente ecclesiastico della Fuci dal 1924 al 1933 e da sempre affettuoso promotore dell’Azione Cattolica.

«Il Concilio c’insegna a guardare uomini e cose con l’ottimismo dell’amore, e a mettere al servizio d’ogni causa buona la luce che possediamo, la collaborazione di cui siamo capaci. E questo è detto in modo esplicito anche della cultura, nel cui ambito e nelle cui spirituali officine, le Università, voi siete e militate. Voi lo sapete». Con queste parole Montini si rivolgeva all’assemblea fucina riunitasi nel dicembre del 1966 per i 70 anni dalla fondazione della Federazione Universitaria Cattolica Italiana.

Per raccontare il Papa che concluse i lavori del Concilio, Vittorio Sammarco ha intervistato per InformAc Angelo Bertani, vicepresidente nazionale FUCI negli anni ’60, e Chiara Santomiero ha raccolto le parole di Federico Domenico Barilla, attuale presidente Fuci della diocesi di Roma.

Ascolta l’intera puntata di InformAc andata in onda giovedì 11 ottobre.

Ad Angelo Bertani, vicepresidente nazionale della FUCI negli anni ’60 e capo ufficio stampa ai tempi di Vittorio Bachelet, che ha conosciuto Paolo VI, chiediamo un suo ricordo dell’uomo e pastore Montini…

Come Papa tutti lo ammiravamo per certi aspetti di novità che aveva introdotto nello stile della Chiesa e nel dialogo tra i suoi vertici ed il popolo di Dio. Come fucino lo ricordo da assistente nazionale della Fuci, molti anni prima: ci seguiva con attenzione ed interesse. Ci seguiva come un padre, come un fratello, con grande curiosità e discrezione. Ci ascoltava, ci telefonava, sempre con questo atteggiamento di attenzione e di simpatia umana, come un fratello.

Quali sono le caratteristiche principali del suo papato, quali tracce ha lasciato nella storia della Chiesa?

Io credo che si sia inserito con continuità nella storia della Chiesa, ma certamente ha sottolineato molto l’aspetto che la Chiesa è amica degli uomini. La Chiesa è amicizia tra Dio e gli uomini. Quando magari sbagliavamo, facevamo qualcosa che a qualche vescovo non andava, lui mediava, aiutava a capirci, capiva per primo che si può sbagliare, che si possono avere atteggiamenti diversi. Lui vedeva l’aspetto positivo di ogni cosa e di ogni persona. Anche con noi era estremamente simpatizzante ed incoraggiante.

Qualche volta mi ha telefonato per dare consigli, ma anche per dimostrare amicizia e vicinanza. Ci faceva sentire in fondo quello che siamo, tutti figli dello stesso Signore, un’unica famiglia. Credo che Paolo VI avesse un grande amore per tutti gli uomini, e lo ha dimostrato con la sua attenzione nei confronti dei lontani, anche verso quelli che avevano atteggiamenti non proprio simpatizzanti per la Chiesa. Ecco questa simpatia viene dal Vangelo, dall’amore di Gesù.

Parliamo di Paolo VI con chi non ha vissuto nel suo tempo perché molto giovane, ma ha raccolto l’eredità delle Fuci a Roma, il presidente Federico Domenico Barilla. Chi è per te Paolo VI?

Paolo VI è un uomo che ha saputo affrontare le sfide del suo tempo, che ha saputo tenere ben saldo il timone della barca di Pietro in anni molto complessi e difficili della storia italiana e della Chiesa cattolica stessa. Basti ricordare i forti scontri di carattere politico e sociale che attraversavano la società civile che sarebbero poi sfociati nel ’68 in tutto il mondo occidentale. Anche gli antagonismi tra i difensori di un cattolicesimo più tradizionale, che attaccavano gli innovatori accusandoli di diffusione di ideologie marxiste, laiciste o anticlericali.

Saprai dirci senz’altro qualcosa del magistero di Paolo VI, specialmente rivolto alla Fuci, che guida ancora oggi i giovani universitari…

Mi viene in mente che Paolo VI, in occasione del quarantesimo anno di riapertura al culto della chiesa di Sant’Ivo a Roma, nel marzo del ’66, durante l’omelia ribadì le fonti perenni dell’impegno di ciascun componente della Fuci, dando inoltre una vera e propria definizione della Federazione: «La Fuci – disse – è una scuola di pensiero, un laboratorio di idee, un banco di prova della nostra fede, un ambiente di confronto accademico prima e con il mondo politico, sociale e professionale dopo». Queste sono le nostre radici che nascono dal seme di quello che potremmo dire un Vangelo vissuto, linee guida che non vanno perse di vista.

Se dovessi individuare un’eredità di Paolo VI valida per tutti i giovani, cosa diresti?

La sua eredità consiste nell’essersi sforzato di promuovere l’intelligenza della fede nello studio, non ritenendola esclusa da nessuna attività dell’uomo. Parlava anche della fatica del pensare: soltanto una fatica vera può aiutare a comprendere la realtà, incoraggiando l’esercizio critico dell’intelletto, sempre alla luce della fede. Direi un programma di vita per ciascun universitario. «Fare della cultura cattolica un principio di coesione, di comunione dei idee di amicizia spirituale e di collaborazione intellettuale»: è in questa citazione di Paolo VI che è racchiusa la sua intera eredità.

Sarai in piazza San Pietro domenica per la canonizzazione?

Si, ci sarò io, la mia collega di presidenza Marianna Ferrarella e il nostro carissimo assistente Don Roberto Regoli.

VITA ASSOCIATIVA

Ricordiamo che è ancora possibile iscriversi alla Scuola di Formazione sociopolitica organizzata a San Barnaba dall’Ac parrocchiale, in collaborazione con l’associazione «Cercasi un fine» di Don Rocco D’Ambrosio. Le lezioni inizieranno sabato 20 ottobre ore 17.15 a San Barnaba. Per ulteriori informazioni basta accedere al sito dell’Ac di Roma.

Nella parrocchia di San Giustino ricominciano i corsi di«Liberamente in azione»,  progetto promosso dall’Ac parrocchiale in collaborazione con Libera e l’associazione Numeri Pari.