Il Papa incontra il clero romano
a San Giovanni in Laterano

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Clero romano, liturgia penitenziale con il Papa

Liturgia penitenziale del clero romano, con il Pontefice, questa mattina, come ogni giovedì dopo il Mercoledì delle Ceneri, a San Giovanni in Laterano. Papa Francesco, queste le parole del cardinale vicario Angelo De Donatis  “ha voluto che questo nostro incontro Il Papa incontra il clero romano <br>a San Giovanni in Laterano 1annuale con lui avesse la forma di una celebrazione della Misericordia di Dio, di un canto di gioia alla grandezza del Suo amore”.

“È un dono molto significativo poter gustare fin da oggi tra diaconi, presbiteri, vescovi, la dolcezza del Suo amore, per poter essere più pronti a condividerlo con i nostri fratelli”.

Come di consueto, a conclusione dell’incontro, il Papa ha regalato ai presenti un libro e ha ricordato la Settimana dedicata alla carità per i poveri e i senza fissa dimora che, su iniziativa della Caritas di Roma, si terrà dal 31 marzo al 6 aprile.

La fatica del discernimento

“Solo Dio e la Sua Parola, Solo il Regno di Dio e la Sua giustizia sono in grado di nutrirci il cuore. Sono il Pane dal cielo. Lo sappiamo da sempre, lo predichiamo agli altri, eppure, misteriosamente, ce ne dimentichiamo” ha sottolineato il cardinale vicario Angelo De Donatis specificando come “il Signore ci chiama al rischio della fame, all’avventura della pazienza dei tempi lunghi, all’inedito dei cammini mai esplorati prima, alla nudità dei vestiti troppo pesanti che bisogna togliersi per camminare più speditamente”.

“Il bisogno di sicurezza spinge a creare dei modelli, a fissare delle certezze, a definire le cose con precisione. Ma chi segue il Signore deve imparare a cercare incessantemente, a percorrere sentieri che non sono ancora tracciati. Chi sta con il Signore sa solo di camminare con Lui, sa che Egli è fedele e mantiene le promesse, ma non sa mai esattamente per quale strada giungerà alla pienezza della vita. È la fatica del discernimento, che è la fatica degli uomini liberi, chiamati da Dio ad aprire nuove strade”.

Il futuro è saldamente nelle mani di Dio, non nelle nostre mani”, ha concluso il cardinale, esortando i sacerdoti a un esame di coscienza: “Il Risorto e il regno di Dio ci vengono incontro dal futuro e già trasfigurano il presente, nella misura in cui acconsentiamo al cambiamento e non ci lasciamo sopraffare dalla paura. Questa mancanza di fiducia nel futuro di Dio è un’altra variabile del vitello d’oro, del contare cioè sulle nostre forze più che nella provvidenza di Dio che guida la storia”. 

Papa Francesco: “Senza Dio non possiamo fa nulla”

E a proseguire sulla stessa scia, Papa Francesco il quale, ricordando la proposta del libro dell’Esodo come paradigma per i prossimi sette anni di cammino diocesano pastorale, che ci separano dal Giubileo del 2025, ha raccomandato i sacerdoti romani di non cessare mai di mettersi in guardia dall’autosufficienza. Perché noi siamo e saremo per sempre, ha precisato, il frutto dell’azione misericordiosa del Signore.

“Senza di me non potete fare nulla” ci ha detto, infatti, Dio. Dunque la Quaresima è il tempo di grazia che permette di ricollocare il Signore al Suo posto: al centro e non alla periferia.

Il Suo perdono, celebrato oggi, consente di ristabilire la comunione a tutti i livelli: Il Papa incontra il clero romano <br>a San Giovanni in Laterano 2tra i presbiteri, con tutti i cristiani, in tutti gli uomini nell’unità della famiglia umana, ha fatto ancora presente Francesco.

Dobbiamo inoltre chiedere al Signore di custodire la nostra nudità. Una nudità, vergognosa, che Lui conosce, ha ribadito Bergoglio. Eppure il Signore non si stanca di servirsi di noi per offrire agli uomini la riconciliazione. Siamo poverissimi e peccatori, ma ciò nonostante Dio ci consente di intercedere per i nostri fratelli.

Riferendosi poi ai recenti scandali in cui è coinvolta la Chiesa, il Santo Padre ha assicurato che il Signore sta purificando la sua Sposa, ci sta convertendo tutti a sé, ci sta facendo sperimentare la prova perché comprendiamo che senza di Lui siamo polvere. 

Abbiamo bisogno che Dio ci riplasmi la vita, ha detto ancora il Papa chiedendo ai sacerdoti romani a essere essi, per primi, a perdonare i loro fratelli a confessarsi da un confratello, davanti agli occhi dei fedeli. A essere come Mosè. A parlare, con gli occhi commossi, della misericordia ricevuta.

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