Papa Francesco, la preghiera come medicina per asciugare le lacrime

“Il Signore ha promesso ai suoi discepoli che non li avrebbe mai lasciati soli: in ogni situazione della vita Egli sarebbe stato vicino a loro inviando lo Spirito Consolatore che li avrebbe aiutati, sostenuti e confortati”. È questo il messaggio che Papa Francesco ha voluto lanciare a quanti accorsi ieri sera alla Basilica di San Pietro per la veglia di preghiera in occasione del Giubileo per asciugare le lacrime. Consolare gli afflitti,  coloro i cui occhi “spesso rimangono fissi sul tramonto e stentano a vedere l’alba di un giorno nuovo”, rientra infatti una delle sette opere di misericordia.

Le lacrime più amare, ha sottolineato il Pontefice, “sono quelle provocate dalla malvagità umana: le lacrime di chi si è visto strappare violentemente una persona cara; lacrime di nonni, di mamme e papà, di bambini”.  Nei momenti di tristezza e di angoscia, ha proseguito il Papa,  “la mente si riempie di domande, ma le risposte non arrivano. La ragione da sola non è capace di fare luce nell’ intimo, di cogliere il dolore che proviamo e fornire la risposta che attendiamo. In questi momenti, abbiamo più bisogno delle ragioni del cuore, le uniche in grado di farci comprendere il mistero che circonda la nostra solitudine”.

In altre parole, c’è bisogno “della misericordia, della consolazione che viene dal Signore”: “Tutti ne abbiamo bisogno; è la nostra povertà ma anche la nostra grandezza: invocare la consolazione di Dio che con la sua tenerezza viene ad asciugare le lacrime sul nostro volto”.

Ascoltate le testimonianze di alcuni fedeli, Francesco ha precisato che anche Gesù “sa cosa significa piangere per la perdita di una persona amata”: Gesù non ha potuto trattenere le lacrime quando ha visto piangere Maria per la morte del fratello Lazzaro e “ha sperimentato nella sua persona la paura della sofferenza e della morte, la delusione e lo sconforto per il tradimento di Giuda e di Pietro”. Ma non per questo Gesù ha abbandonato i suoi amici.

Per questo motivo Francesco ci inviata consolare “così come lui consola”: “Il pianto di Gesù è l’antidoto contro l’indifferenza per la sofferenza dei miei fratelli. Quel pianto insegna a fare mio il dolore degli altri, a rendermi partecipe del disagio e della sofferenza di quanti vivono nelle situazioni più dolorose. Mi scuote per farmi percepire la tristezza e la disperazione di quanti si sono visti perfino sottrarre il corpo dei loro cari, e non hanno più neppure un luogo dove poter trovare consolazione”.

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