“Cari ragazzi  quando pregherete davanti al vostro presepe con i vostri genitori, chiedete a Gesù Bambino di aiutarci tutti ad amare Dio e il prossimo”. È con queste parole che Papa Francesco ha salutato ieri durante l’Angelus i ragazzi di Roma, giunti in Piazza San Pietro, per la tradizionale benedizione dei Bambinelli organizzata dagli Oratori parrocchiali e dalle Scuole cattoliche romane.  “Essere catechista” ha detto ancora il Papa rivolgendosi agli accompagnatori dei bambini “è una cosa bellissima: è portare il messaggio del Signore perché cresca in noi”.

Il Natale è vicino. E i segni esterni (“anche qui in piazza è stato posto il presepio con accanto l’albero”) “ci invitano ad accogliere il Signore che sempre viene e bussa alla nostra porta, bussa al nostro cuore, per venire vicino a no”, ha commentato Papa Francesco: “Ci invitano a riconoscere i suoi passi tra quelli dei fratelli che ci passano accanto, specialmente i più deboli e bisognosi”.

Perché il Signore, ha fatto ancora presente il Santo Padre, “viene a liberarci da tutte le schiavitù interiori ed esterne”. È Lui, infatti “che ci indica la strada della fedeltà, della pazienza e della perseveranza perché, al suo ritorno, la nostra gioia sarà piena”. Ed è proprio quella gioia, ha spiegato Papa Francesco, a darci coraggio. Una gioia che “non è un’allegria superficiale o puramente emotiva, e nemmeno quella mondana o quella allegria del consumismo” bensì frutto dell’intervento di salvezza e di amore di Dio.

Non è poi mancato l’appello all’ impegno di tutti, affinché “si faccia una scelta di civiltà: no alla distruzione, sì alla pace, sì alla gente di Aleppo e della Siria.  Non dobbiamo dimenticare che Aleppo è una città, che lì c’è della gente: famiglie, bambini, anziani, persone malate… Purtroppo ci siamo ormai abituati alla guerra, alla distruzione, ma non dobbiamo dimenticare che la Siria è un Paese pieno di storia, di cultura, di fede”. Papa Francesco ha pregato anche “per le vittime di alcuni efferati attacchi terroristici che nelle ultime ore hanno colpito vari Paesi. Diversi sono i luoghi, ma purtroppo unica è la violenza che semina morte e distruzione, e unica è anche la risposta: fede in Dio e unità nei valori umani e civili. Vorrei esprimere una particolare vicinanza al mio caro fratello Papa Tawadros II e alla sua comunità, pregando per i morti e i feriti”, ha aggiunto riferendosi in particolare all’attacco contro i cristiani copti in Egitto.