Basilica di San Giovanni in Laterano

Papa Francesco apre il Convegno Diocesano. Protagonisti genitori e figli adolescenti

Uno sguardo ancora rivolto alla famiglia, ed in particolare all’educazione dei figli adolescenti e ai genitori, quello del Convegno Diocesano 2017  dal titolo “Non lasciamoli soli !”, che si è aperto, come da tradizione, con l’incontro della Diocesi di Roma con il suo vescovo, Papa Francesco.

Una Basilica di San Giovanni in Laterano gremita che intorno alle 19 ha accolto il Santo Padre accompagnato quest’anno dal card. Agostino Vallini, al suo ultimo convegno, e dal nuovo vicario mons. Angelo De Donatis.

Una doppia presenza che è stata l’occasione da parte del card. Vallini, che lascerà l’incarico esattamente il prossimo 28 giugno, per salutare e ringraziare il pontefice e i fedeli della diocesi. “Santo Padre le rivolgo la mia gratitudine per la fiducia accordatami in questi anni, fin dall’inizio del suo pontificato – ha affermato il cardinale Vallini – lo dico con il cuore colmo di affetto. È stata una grazia aver lavorato al suo fianco”.

SEI SPUNTI DI RIFLESSIONE

Sono sei gli spunti che Papa Francesco regala ai fedeli che stasera sera, martedì 20 giugno, proseguiranno il lavoro di confronto nei laboratori in programma nelle prefetture della diocesi. Sei chiavi di lettura per aiutare la riflessione e come ricorda all’inizio il pontefice: “Lo spirito con cui riflettiamo è altrettanto importante dei contenuti (un bravo sportivo sa che il riscaldamento conta tanto quanto la prestazione successiva). Perciò questa conversazione vuole aiutarci in tal senso: un “riscaldamento” , e poi starà a voi “giocare tutto sul campo”.

In romanesco

Il primo punto che affronta Papa Francesco si concentra sulla “complessità di vivere in una capitale”. Il pontefice ribadisce come dalle visite pastorale che ha effettuato in questi anni, è sempre emerso le “difficoltà di vivere il quotidiano e le tensioni di questa città”  e di come ” educare o essere famiglia in un piccolo paese non è la stessa cosa”. Il papa invita a pensare “in dialetto”, perché dice che “bisogna fare uno sforzo notevole, perché ci è chiesto di pensare alle nostre famiglie nel contesto come una grande città come Roma”. Ed infine il papa afferma: “Lo Spirito Santo è la grande guida delle dinamiche trasformatrici e salvatrici. Con Lui non abbiate paura di “camminare” per i vostri quartieri e pensare come dare impulso ad un accompagnamento per i genitori e gli adolescenti”.

Connessione

Poi papa Francesco cerca di declinare questi punti mettendo in guardia da una società sempre più connessa, ma anche sempre più liquida. “Si parla di società liquida – ed è così – ma oggi mi piacerebbe, in questo contesto, presentarvi il fenomeno crescente della società sradicata – . Sottolinea il pontefice – una cultura sradicata, una famiglia sradicata, è una famiglia senza storia, senza memoria, senza radici, appunto. E quando non ci sono radici, qualsiasi vento finisce per trascinarti”. Dunque la necessità di trovare scenari “dove radicarci, dove generare legami, trovare radici, dove far crescere quella rete vitale che ci permetta di sentirci a “casa”” e l’unica via è tracciata dai legami come antidoto ad una società sempre più volatile, liquida, “direi gassosa”. Ed è per questo che il pontefice loda l’iniziativa del laboratorio dedicato al dialogo intergenerazionale e ribadisce l’importanza del ruolo dei nonni, perché è importante l’ascolto dei “padri”, affinché: “i nostri giovani abbiano visioni, siano “sognatori”, possano affrontare con audacia e coraggio i tempi futuri”.

Movimento

Parlando del movimento Papa Francesco si sofferma sull’importanza dell’adolescenza come una fase della vita in movimento, di “passaggio per tutta la famiglia”. “L’adolescenza non è una patologia e non possiamo affrontarla come se lo fosse. Un figlio che vive l’adolescenza (per quanto possa essere difficile per i genitori) è un figlio con futuro e speranza. Mi preoccupa tante volte la tendenza attuale a “medicalizzare” precocemente i nostri ragazzi”. Ed insiste nel ribadire che l’adolescenza non è “una patologia che dobbiamo combattere”. E su questo punto fornisce indicazioni pratiche pensando a parrocchie, scuole e movimenti ecclesiali: “Stimolare attività che li mettano alla prova, che li facciano sentire protagonisti (…) Loro cercando la “vertigine” che li fa sentire vivi. Dunque, diamogliela! Stimoliamo tutto quello che li aiuta a trasformare i loro sogni in progetti, e che possano scoprire che tutto il potenziale che hanno è un ponte, un passaggio verso una vocazione (..) Non lasciamo che la “vertigine” la ricevano da altri, i quali non fanno che mettere a rischio la loro vita: diamogliela noi”. Per questo sottolinea il Santo Padre è indispensabile “trovare educatori capaci di impegnarsi nella crescita dei ragazzi”!

Educazione integrata

Dunque un modello educativo che deve andare oltre a quelli meramente scolastici e che deve mirare ad un’educazione integrata “a diversi linguaggi che ci costituiscono come persone”, dove ci sia una “crescita armonica” e possa arginare “una frammentazione sociale”. Un’educazione quindi che sappia insegnare ai ragazzi ciò che sono e che fanno. “Potremmo chiamarla una alfabetizzazione socio-integrata, cioè una educazione basata sull’intelletto (la testa), gli affetti (il cuore) e l’agire (le mani)”. Una educazione integrata che mira a dare spazio ed orientare i giovani per renderli protagonisti. “Abbiamo concentrato l’educazione nel cervello-, prosegue Papa Francesco – trascurando il cuore e le mani. E questa è anche una forma di frammentazione sociale”.

Sì all’adolescenza. No alla competizione

Copertina del libretto del Convegno Diocesano

Verso la fine del suo discorso il pontefice vuole soffermarsi su una “dinamica ambientale” che riguarda un po’ tutti, ovvero del rovesciamento dei ruoli. “È interessante osservare come i ragazzi vogliono essere “grandi” e i “grandi” vogliono essere o sono diventati adolescenti”. Per questo mette in guardia dalla frenesia della competizione, anche con i genitori, in un clima sociale in cui si è passati “dal confronto alla competizione” e dove a farne le spese sono i più giovani che “trovano molta competizione e poche persone con cui confrontarsi”. Papa Francesco, che ricorda il desiderio di Anna Magnani di non farsi coprire dal truccare le rughe faticosamente conquistate, ribadisce che questo desiderio di “eterna giovinezza”, abbia fatto sì che il “crescere, invecchiare, “stagionarsi” sia un male”! Di conseguenza si è innescato un meccanismo pericoloso per i nostri adolescenti, perché: “escluderli dai processi di crescita perché gli adulti occupano il loro posto. Adulti che non vogliono essere adulti e vogliono giocare ad essere adolescenti per sempre”.

La golosità spirituale

Ed infine il pontefice conclude con una delle indicazioni che gli sta più a cuore, ovvero quello di arginare una “golosità spirituale”, causa di vivere in una società e in un contesto dove si vive “un consumismo molto forte”. Dunque l’urgenza di “recuperare quel principio spirituale così importante e svalutato: l’austerità”.  Da qui questo concetto di “golosità spirituale”, ovvero “quell’atteggiamento dei golosi che, invece di mangiare, divorano tutto ciò che li circonda (sembrano ingozzarsi mangiando). Credo che ci faccia bene educarci meglio, come famiglia, in questa “golosità” e dare spazio all’austerità come via per incontrarsi, gettare ponti, aprire spazi, crescere con gli altri e per gli altri”.

IL SALUTO DEL CARD. VALLINI

L’apertura del convegno diocesano è stata anche l’occasione da parte del card. Agostino Vallini, vicario uscente, di rivolgere il suo saluto e ringraziamento al pontificie, ma anche ai fedeli. Al termine del suo discorso Papa Francesco si è congedato dall’assemblea come nel suo stile, rivolgendo una simpatica battuta: “Gesù Cristo se ne va e lascia di due ladroni”! Suscitando applausi e ilarità nell’assemblea.

Poi, dopo la presentazione dei temi dei laboratori da parte di mons. Manto dell’Ufficio per la Pastorale Familiare, il card. Vallini ha colto l’occasione per leggere un breve discorso che traccia un bilancio di questi nove anni alla guida della Diocesi di Roma. Il porporato ha sottolineato l’importanza di aver lavorato particolarmente su due punti: una ri-evangelizzazione di Roma, seguendo gli orientamenti dei sinodo degli anni 90′; aver avuto uno sguardo attento sulla vita della città.

Ascolta l’intero discorso di saluto del card. Vallini 

Anche il nuovo vicario, mons. Angelo De Donatis, ha colto l’occasione per un breve saluto ai fedeli e ringraziare di questi anni il lavoro svolto dal card. Vallini. Un passaggio di consegne tra i due vicari avvenuto in un clima di gioia e molto partecipato da parte di tutta l’assemblea.

Ascolta l’augurio di mons. De Donatis 

 

di Francesca Baldini 

 

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