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Papa Francesco ai Domenicani: “Opere buone per diventare sale e luce”

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“Se il sale perde il sapore non serve più a niente. Guai al sale che perde il sapore. Guai a una Chiesa che perde il sapore. Guai a un prete, a un consacrato, a una Congregazione che perde il sapore”. Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia della messa per l’VIII Centenario dei Domenicani celebrata nella basilica di San Giovanni in Laterano. “Noi rendiamo gloria al Padre per l’opera che san Domenico, pieno della luce e del sale di Cristo, ha compiuto ottocento anni or sono”.

Un’opera ha precisato Papa Francesco “al servizio del Vangelo, predicato con la parola e con la vita; un’opera che, con la grazia dello Spirito Santo, ha fatto sì che tanti uomini e donne siano stati aiutati a non disperdersi in mezzo al ‘carnevale’ della curiosità mondana, ma invece abbiano sentito il gusto della sana dottrina, il gusto del Vangelo, e siano diventati, a loro volta, luce e sale, artigiani di opere buone”.

L’essere umano tende infatti, ha spiegato Papa Francesco ai domenicani, a ricercare sempre le novità in una società dell’apparire, “nel consumo, in cui spesso si riciclano cose vecchie, ma l’importante è farle apparire come nuove, attraenti, accattivanti. Anche la verità è truccata. Ci muoviamo nella cosiddetta ‘società liquida’, senza punti fissi, scardinata, priva di riferimenti solidi e stabili; nella cultura dell’effimero, dell’usa-e-getta”. Ma come si può passare dalla “superficialità pseudo-festosa” alla glorificazione? Attraverso le opere buone di coloro che, ha spiegato il Santo Padre, “diventando discepoli di Gesù, sono divenuti ‘sale’ e ‘luce’”.

 

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