martedì , 12 dicembre 2017

Papa Francesco, il coraggio di bussare al cuore di Dio. Sua Parola sempre dinamica

La messa di Papa Francesco per il centenario della Congregazione per le Chiese orientali e del Pontificio Istituto orientale

Papa Francesco ha celebrato questa mattina, nella basilica di Santa Maria Maggiore, la Messa per il centenario della Congregazione per le Chiese orientali e del Pontificio Istituto orientale.

Alla processione eucaristica, nella navata centrale della basilica, hanno preso parte i concelebranti: i superiori, i membri e gli officiali del dicastero, il preposito generale della Compagnia di Gesù, il padre delegato, il rettore, i docenti e alcuni ospiti della Compagnia di Gesù, alcuni rappresentanti della Gregorian Foundation e alcuni membri della Curia generalizia di Roma.

Basilica di Santa Maria Maggiore

Papa Francesco: Impariamo a bussare al cuore di Dio

La Congregazione per le Chiese Orientali e il Pontificio Istituto Orientale furono fondate da Papa Benedetto XV nel 1917. “Allora infuriava la prima guerra mondiale”, ha spiegato Francesco nell’omelia, “oggi – come ho già avuto modo di dire – noi viviamo un’altra guerra mondiale, anche se a pezzi. E vediamo tanti nostri fratelli e sorelle cristiani delle Chiese orientali sperimentare persecuzioni drammatiche e una diaspora sempre più inquietante”.

“Dio non dimentica i suoi figli, la sua memoria è per i giusti, per quelli che soffrono, che sono oppressi e si chiedono ‘perché?’, eppure non cessano di confidare nel Signore”, ha assicurato il Santo Padre. “Quante volte la Vergine Maria, nel suo cammino, si è chiesta ‘perché?’ Ma nel suo cuore, che meditava ogni cosa, la grazia di Dio faceva risplendere la fede e la speranza”.

“Questi ‘perché?’, che ricorrono anche nella Sacra Scrittura, ce li poniamo tutti”, ha affermato il Papa: “E ad essi risponde la stessa Parola di Dio”“Impariamo a bussare al cuore di Dio. E impariamo a farlo coraggiosamente. Che questa preghiera coraggiosa ispiri e nutra anche il vostro servizio nella Chiesa”. Questo l’invito di Bergoglio al Pontificio Istituto Orientale e la Congregazione per le Chiese Orientali, in occasione del loro centenario.

“Quando si prega ci vuole il coraggio della fede. Avere fiducia che il Signore ci ascolta, il coraggio di bussare alla porta. Il Signore lo dice: chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”. 

I 25 anni del Catechismo della Chiesa Cattolica

Non solo il centenario della Congregazione per le Chiese orientali e del Pontificio Istituto orientale. Papa Francesco ha chiuso ieri, nell’Aula nuova del Sinodo, anche l’incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione in occasione dei 25 anni del Catechismo della Chiesa Cattolica.

“Uno strumento importante”, lo ha definito Bergoglio “non solo perché presenta ai credenti l’insegnamento di sempre in modo da crescere nella comprensione della fede. Ma anche e soprattutto perché intende avvicinare i nostri contemporanei, con le loro nuove e diverse problematiche, alla Chiesa, impegnata a presentare la fede come la risposta significativa per l’esistenza umana in questo particolare momento storico”.

“Custodire e proseguire è quanto compete alla Chiesa per sua stessa natura, perché la verità impressa nell’annuncio del Vangelo da parte di Gesù possa raggiungere la sua pienezza fino alla fine dei secoli. 

Ma “non è sufficiente trovare un linguaggio nuovo per dire la fede di sempre”, ha sottolineato ancora il Santo Padre. “È necessario e urgente che, dinanzi alle nuove sfide e prospettive che si aprono per l’umanità, la Chiesa possa esprimere le novità del Vangelo di Cristo che, pur racchiuse nella Parola di Dio, non sono ancora venute alla luce”.

“La Parola di Dio non può essere conservata in naftalina come se si trattasse di una vecchia coperta da proteggere contro i parassiti”, ha ammonito: “La Parola di Dio è una realtà dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce perché è tesa verso un compimento che gli uomini non possono fermare”.

 

La pena di morte è contraria al Vangelo

E a proposito, nel suo discorso, il Papa ha voluto fare riferimento “a un tema che dovrebbe trovare nel Catechismo della Chiesa cattolica uno spazio più adeguato e coerente“. La pena di morte. “Non può essere ridotta a un mero ricordo di insegnamento storico senza far emergere non solo il progresso nella dottrina ad opera degli ultimi Pontefici. Ma anche la mutata consapevolezza del popolo cristiano, che rifiuta un atteggiamento consenziente nei confronti di una pena che lede pesantemente la dignità umana”.

Da qui le parole di Francesco: “Si deve affermare con forza che la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale. È in sé stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore e di cui Dio solo in ultima analisi è vero giudice e garante”.

Secondo Francesco, “mai nessun uomo, ‘neppure l’omicida perde la sua dignità personale’ (Lettera al Presidente della Commissione Internazionale contro la pena di morte, 20 marzo 2015). Perché Dio è un Padre che sempre attende il ritorno del figlio il quale, sapendo di avere sbagliato, chiede perdono e inizia una nuova vita. A nessuno, quindi, può essere tolta non solo la vita, ma la stessa possibilità di un riscatto morale ed esistenziale che torni a favore della comunità”.

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