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Il Papa al Te Deum: “Roma vada oltre le difficoltà del presente”

Scritto da il 3 Gennaio 2016

“Non possiamo dimenticare che tante giornate sono state segnate da violenza, da morte, da sofferenze indicibili di tanti innocenti, di profughi costretti a lasciare la loro patria, di uomini, donne e bambini senza dimora stabile, cibo e sostentamento. Eppure, quanti grandi gesti di bontà, di amore e di solidarietà hanno riempito le giornate di quest’anno, anche se non sono diventate notizie dei telegiornali. Le cose buone non fanno notizia. Questi segni di amore non possono e non devono essere oscurati dalla prepotenza del male. Il bene vince sempre, anche se in qualche momento può apparire più debole e nascosto”.

È uno dei passaggi più significativi della omelia che Papa Francesco ha pronunciato durante i primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, giovedì 31 dicembre, nella Basilica Vaticana. Alla celebrazione hanno fatto seguito l’esposizione del Santissimo Sacramento, il canto del tradizionale inno Te Deum di ringraziamento a conclusione dell’anno civile, e la Benedizione Eucaristica.  

“Quanto è colmo di significato il nostro essere radunati insieme per dare lode al Signore al termine di questo anno!”, ha esclamato il Pontefice. “La Chiesa in tante occasioni sente la gioia e il dovere di innalzare il suo canto a Dio con queste parole di lode, che fin dal quarto secolo accompagnano la preghiera nei momenti importanti del suo pellegrinaggio terreno”.

“È la gioia del ringraziamento che quasi spontaneamente promana dalla nostra preghiera – ha sottolineato il Santo Padre – per riconoscere la presenza amorevole di Dio negli avvenimenti della nostra storia. Come spesso succede, però, sentiamo che nella preghiera non basta solo la nostra voce. Essa ha bisogno di rinforzarsi con la compagnia di tutto il popolo di Dio, che all’unisono fa sentire il suo canto di ringraziamento. Per questo, nel Te Deum chiediamo l’aiuto agli Angeli, ai Profeti e a tutta la creazione per dare lode al Signore. Con questo inno ripercorriamo la storia della salvezza dove, per un misterioso disegno di Dio, trovano posto e sintesi anche le varie vicende della nostra vita di quest’anno trascorso.

In particolare, il Papa ha rilevato come in questo Anno giubilare assumano una speciale risonanza le parole finali dell’inno della Chiesa: «Sia sempre con noi, o Signore, la tua misericordia: in te abbiamo sperato». “La compagnia della misericordia è luce per comprendere meglio quanto abbiamo vissuto, e speranza che ci accompagna all’inizio di un nuovo anno”, ha detto.

“Ripercorrere i giorni dell’anno trascorso può avvenire o come un ricordo di fatti e avvenimenti che riportano a momenti di gioia e di dolore, oppure cercando di comprendere se abbiamo percepito la presenza di Dio che tutto rinnova e sostiene con il suo aiuto”, ha aggiunto il Pontefice. Di qui l’invito “a verificare se le vicende del mondo si sono realizzate secondo la volontà di Dio, oppure se abbiamo dato ascolto prevalentemente ai progetti degli uomini, spesso carichi di interessi privati, di insaziabile sete di potere e di violenza gratuita”.

Tuttavia, secondo Papa Francesco, “oggi i nostri occhi hanno bisogno di focalizzare in modo particolare i segni che Dio ci ha concesso, per toccare con mano la forza del suo amore misericordioso”. Perché, appunto, il bene anche se “debole” o, spesso, “nascosto”, “vince sempre”.

Focalizzando l’attenzione sulla città di Roma, il Papa ha osservato come essa “non è estranea a questa condizione del mondo intero”. Pertanto ha espresso il desiderio che giungesse a tutti i suoi abitanti “l’invito sincero per andare oltre le difficoltà del momento presente. L’impegno per recuperare i valori fondamentali di servizio, onestà e solidarietà permetta di superare le gravi incertezze che hanno dominato la scena di quest’anno, e che sono sintomi di scarso senso di dedizione al bene comune”, ha aggiunto il Santo Padre.

E ha concluso auspicando che “non manchi mai l’apporto positivo della testimonianza cristiana per consentire a Roma, secondo la sua storia, e con la materna intercessione di Maria Salus Populi Romani, di essere interprete privilegiata di fede, di accoglienza, di fraternità e di pace. Noi ti lodiamo, o Dio. […] Tu sei la nostra speranza. Non saremo confusi in eterno“.

Al termine della celebrazione dei Vespri, Francesco ha compiuto una breve visita al Presepio allestito all’obelisco in piazza San Pietro, dono della regione Trentino.

(da www.zenit.org)

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