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Il Papa alle persone escluse: “Perdono se vi ho offeso”

Scritto da il 11 Novembre 2016

Perdono, “per ogni volta che i cristiani davanti a un povero guardano da un’altra parte”. “Perdono”. In un’udienza commossa in Aula Paolo VI con più di tremila poveri, precari e senzatetto, venuti a Roma da tutta Europa per il Giubileo delle Persone socialmente escluse, il Papa pronuncia un mea culpa a nome della Chiesa che ha dimenticato che “la povertà è nel cuore del Vangelo”.

In spagnolo, a braccio, dopo aver ascoltato due testimonianze di un francese e un polacco, Etienne e Robert, il Papa ha parlato di pace e di sogni, di speranza e di una “dignità” che non è data dalla ricchezza. Quindi ha chiesto perdono, perché “il vostro perdono verso gli uomini e donne della Chiesa che non vogliono guardare è acqua benedetta e pulizia per noi”, ha detto.

“Aiutateci a credere ancora che nel cuore del Vangelo c’è la povertà come un grande messaggio non solo per i cattolici cristiani ma per tutti, che dobbiamo avere una Chiesa per i poveri e che ogni uomo e donna devono vedere Cristo nei poveri. Non solo i cattolici, ma tutti i cristiani dobbiamo volere una Chiesa per i poveri”, ha affermato il Santo Padre.

E ha incoraggiato a continuare il lavoro a favore della pace perché “la povertà più grande è la guerra… la povertà che distrugge”. La pace, quindi, viene prima di tutto: quella “che per noi cristiani è iniziata in una stalla e con una famiglia emarginata”, ha sottolineato il Pontefice, “la pace che Dio vuole per ciascuno di noi”; la pace che i ricchi non conosco né desiderano perché “fanno guerre per avere più territori, più potere, più denaro”.

“Voi, invece, nella vostra povertà, nella vostra situazione, potete essere artigiani di pace”, ha ricordato il Papa ai poveri. “È molto triste – ha aggiunto – quando la guerra si fa tra i poveri perché i poveri sono portati a essere costruttori della pace. Date esempio di pace – è stato il suo incoraggiamento – abbiamo bisogno di pace nel mondo, nella Chiesa, in tutte le chiese”. E anche in tutte le religioni, “perché tutte le religioni sono messaggere della pace ma devono crescere nella pace. Una pace che viene dalla sofferenza e dal cuore cercando armonia che dà una dignità”.

“In quanto esseri umani noi non ci differenziamo dai grandi del mondo. Abbiamo le nostre passioni e i sogni che cerchiamo di portare avanti in piccoli passi”, ha poi proseguito il Santo Padre. “La passione che a volte ci fa soffrire, che ci mette delle difficoltà, ma anche la passione per andare avanti e questa buona passione ci porta a sognare”.

“Non smettete mai di sognare”, ha incoraggiato il Papa, “i sogni di un povero, di uno che non ha tetto, come saranno? Sognavate che un giorno potevate venire a Roma? Si è avverato, tutto può cambiare. Dovete insegnarci a tutti noi che abbiamo un tetto a non essere soddisfatti con i sogni, insegnateci a sognare dal cuore del Vangelo dove state voi”.

“Soltanto chi sente che gli manca qualcosa guarda su e sogna. Colui che ha tutto non può sognare” ha rimarcato Bergoglio. Ce lo insegna il Vangelo narrando che era la gente umile, semplice, a seguire Gesù, “perché ‘sognavano’ che lui li avrebbe curati, li avrebbe liberati, li avrebbe serviti e lo seguivano e Lui li liberava”. Anche oggi Cristo, nato Egli stesso povero, può compiere un miracolo: “La vita si può fare bella anche nelle peggiori situazioni”, ha assicurato il Papa.

Credere in questo significa avere “dignità”. “Questo soltanto lo può fare un uomo e una donna che hanno dignità”. “Povero sì – ha raccomandato Papa Francesco – strisciante no. Povero sì, sfruttati no”. E neanche schiavi. “Io so che molte volte voi avete incontrato gente che voleva sfruttare la vostra povertà … però so anche che questo sentimento di vedere che la vita è bella, questo sentimento, questa dignità, vi ha salvati dall’essere schiavi. Povero sì, schiavo no! La povertà è nel cuore del Vangelo, per essere vissuta. La schiavitù non è nel Vangelo per essere vissuta, ma per essere liberata!”, ha affermato il Pontefice.

E ha chiesto di avere dignità anche quando “troveremo più poveri di noi” in modo da “essere sempre solidali”, da “dare la mano a chi sta soffrendo più di me”. Perché “quando c’è molta ricchezza uno dimentica la solidarietà, dimentica la capacità di essere solidali perché è abituato ad avere tutto”. Allora, ha concluso il Papa, voi poveri “insegnate la solidarietà al mondo”.

(da www.zenit.org – articolo di Salvatore Cernuzio)

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