Paolo VI e Monsignor Romero proclamati santi

La croce processionale di Paolo VI e il cingolo, macchiato di sangue, di monsignor Oscar Arnulfo Romero. È con con queste reliquie che Papa Francesco, con indosso le vesti liturgiche di Papa Montini, ha fatto ingresso ieri mattina in piazza San Pietro. Migliaia i fedeli accorsi per la canonizzazione del “profeta della Chiesa estroversa” e del vescovo di El Salvador ucciso sull’altare nel 1980.

Con loro altri cinque nuovi santi: don Francesco SpinelliNazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù, don Vincenzo Romano, suor Maria Caterina Kasper e Nunzio Sulprizio. A beatificare gli ultimi tre proprio Papa Paolo VI.

Papa Montini e la vocazione universale alla santità

Papa Montini, ha sottolineato il Santo Padre durante l’omelia, sull’esempio dell’apostolo del quale assunse il nome, “ha speso la vita per il Vangelo di Cristo, valicando nuovi confini e papa paolo VI 300x193 - Paolo VI santo, Papa Francesco: "Ha speso la vita per il Vangelo"facendosi suo testimone nell’annuncio e nel dialogo, profeta di una Chiesa estroversa che guarda ai lontani e si prende cura dei poveri”.

Ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente, anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni. “Oggi ci esorta ancora, insieme al Concilio di cui è stato il sapiente timoniere, a vivere la nostra comune vocazione: la vocazione universale alla santità. Non alle mezze misure, ma alla santità“.

Con lui, anche Monsignor Romero. “Ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli”. E lo stesso, ha precisato il Pontefice, “possiamo dire di Francesco Spinelli, di Vincenzo Romano, di Maria Caterina Kasper, di Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e anche del nostro ragazzo abruzzese-napoletano, Nunzio Sulprizio: il santo giovane, coraggioso, umile che ha saputo incontrare Gesù nella sofferenza, nel silenzio e nell’offerta di sé stesso”.

“L’ardore di rischiare e lasciare”

Tutti questi santi, in diversi contesti, ha ancora spiegato Papa Francesco “hanno tradotto con la vita la Parola di oggi, senza tiepidezza, senza calcoli, con l’ardore di rischiare e di lasciare”. Gesù, ha detto, commentando il Vangelo (cfr Mc 10,17), “ci invita a ritornare alle sorgenti della gioia, che sono l’incontro con Lui, la scelta coraggiosa di rischiare per seguirlo, il gusto di lasciare qualcosa per abbracciare la sua via. I santi hanno percorso questo cammino”.

Protagonista un uomo, di cui il testo non dice il nome, quasi a mostrare che possa rappresentare ognuno di noi, che domanda a Gesù come avere in eredità la vita eterna. La risposta del Signore lo spiazza: “Vendi quello che hai e dallo ai poveri […] e vieni! Seguimi!”

“A Lui, che ci offre la vita eterna,  – ha spiegato il Santo Padre – non possiamo dare qualche ritaglio di tempo. Gesù non si accontenta di una percentuale di amore. Non possiamo amarlo al venti, al cinquanta o al sessanta per cento. O tutto o niente. Chiediamo la grazia di saper lasciare per amore del Signore: lasciare ricchezze, lasciare nostalgie di ruoli e poteri, lasciare strutture non più adeguate all’annuncio del Vangelo, i pesi che frenano la missione, i lacci che ci legano al mondo”.