Ospitalità e integrazione. Un bilancio del progetto RICO di Caritas Roma

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Ospitalità ed integrazione le parole chiave del progetto RICO

Risponde all’acronimo RICO, ovvero “Rafforzare #Integrazione. Costruire #Ospitalità”, ed è il progetto di accoglienza promosso dall’Area Immigrazione e Asilo di Caritas Diocesana Roma avviato nel maggio del 2017.

Il progetto che mira non solo all’ospitalità, ma anche all’integrazione di persone titolari protezione internazionale, vede Caritas Roma come capofila di un progetto, reso possibile dai finanziamenti del Fondo Europeo e realizzato in collaborazione con la rete dei centri di accoglienza del sistema SPRAR del Comune di Roma e il Centro Astalli.

Un appello, quello all’accoglienza, lasciato da papa Francesco già nel settembre 2015, in cui spronava parrocchie ed istituti religiosi ad accogliere profughi e migranti. Un richiamo preciso partito proprio dalla sua diocesi, quella di Roma, che ha visto in questo ultimo anno accogliere 63 titolari di protezione internazionale,31 sono singoli (9 donne e 22 uomini), 9 nuclei familiari, di ben 24 diverse nazionalità.

Una prima accoglienza, che traghetta chi fugge da teatri di guerra, verso la normalità ed una integrazione nel tessuto socio-culturale della nostra società e della nostra città.

Lorenzo Chialastri con un gruppo di richiedenti asilo

«Attualmente sono 22 i soggetti tra parrocchie e istituti religiosi che partecipano alla rete territoriale che mette a disposizione gli alloggi di transizione -, ci spiega Lorenzo Chialastri responsabile dell’Area Immigrazione della Caritas Diocesana – e siamo contenti perché stiamo raccogliendo già i primi frutti in termini di integrazione, perché c’è già qualche destinatario singolo che sta per lasciare l’alloggio messo gratuitamente a disposizione dalle parrocchie/istituti religiosi perché ha trovato casa in affitto, questo è un grande traguardo».

 

#Integrazione, una sfida possibile

Un percorso positivo sia per le singole persone sia per le comunità stesse, «perché la comunità cresce nella sensibilizzazione e nell’acquisizione del vissuto dei rifugiati riuscendo a capire meglio quali sono le problematiche -, prosegue l’operatore sociale – lo stesso i rifugiati, riescono a comprendere meglio come funziona la nostra società perché vivono all’interno di una comunità che li accoglie».

I richiedenti asilo in questi mesi sono stati seguiti da assistenti sociali che hanno fatto un “faticoso” ma intenso lavoro di rete con i servizi sociali municipali soprattutto per favorire l’inclusione dei nuclei familiari e l’accesso ai vari servizi a cui hanno diritto, come l’iscrizione anagrafica all’accesso al REI, per un totale di 5 Municipi coinvolti per competenza territoriale.

«Questo progetto è una risposta chiara che dimostra che l’accoglienza è possibile e che le persone si possono integrare quando trovano una comunità accogliente e nello stesso tempo si possono valorizzare quelle che sono le proprie risorse a vantaggio della comunità stessa e delle proprie famiglie». (Lorenzo Chialastri)