giovedì , 23 novembre 2017
omogenitorialità

Il Tribunale di Roma sdogana l’omogenitorialità

Omogenitorialità, atto secondo. Per la seconda volta in Italia, un giudice ha autorizzato l’adozione di una bambina a una coppia di mamme. È successo a Roma, presso il Tribunale dei Minori. Le donne sono entrambe italiane, ma non romane. “La piccola è nata grazie al seme di un donatore, una fecondazione assistita compiuta all’estero qualche anno fa e ha già instaurato con la compagna della madre biologica un legame molto forte”, riferisce la cronista.

La vicenda, che segue una sentenza simile emessa nell’agosto 2014, è destinata a non rimanere l’ultimo caso. “Nell’ultimo anno – conclude il servizio – il Tribunale di Roma ha ricevuto moltissime istanze identiche a quella accolta nel 2014 e a quella accolta poche ore fa. Tra le decine di coppie omosessuali in attesa anche qualcuna formata da uomini”.

La decisione dei giudici arriva proprio nel bel mezzo del dibattito, in Senato, sulla stepchild adoption contenuta nel ddl Cirinnà. Secondo Giancarlo Cerrelli, segretario nazionale del Comitato Sì alla Famiglia, si tratta di una “sentenza eversiva volta a sovvertire il concetto di genitorialità”, che inoltre “entra a gamba tesa nel dibattito parlamentare sulle unioni civili ed in specie sull’adozione da parte delle coppie gay”.

“Non basta però una sentenza ideologica e simbolica come quella Tribunale dei minori di Roma a cancellare il dato naturale – commenta Cerrelli -. Un bambino ha diritto ad avere un papà e una mamma e nessun giudice potrà mai cambiare questa verità inconfutabile per soddisfare il desiderio degli adulti. I giudici con questa sentenza hanno tradito il diritto e la giustizia”.

Il segretario del Comitato rileva infatti che in questo caso “difetta il presupposto ineludibile della norma costituito dalla situazione di abbandono del minore”. E aggiunge: “Tra l’altro, non si evince quale sia realmente il concreto interesse del minore che i giudici hanno voluto tutelare mediante tale tipo di adozione. Non basta, infatti, riconoscere giuridicamente una situazione di fatto esistente, in quanto il mero rapporto di convivenza e di assistenza esistente tra un terzo ed il minore, il quale non si trovi in stato di abbandono, non è sufficiente a far presumere l’esigenza del minore ad essere adottato da questi, essendo, altresì, necessario un concreto interesse del minore in tal senso”.

Secondo Cerrelli, “la principale preoccupazione del Tribunale” è stata riconoscere le cosiddette “famiglie omogenitoriali”, che tuttavia non sono riconosciute dalla legge.  “Non si può, pertanto, rimanere indifferenti di fronte a sentenze come queste, che negano il fondamento del diritto; occorre far sentire forte la nostra voce!”, esclama infine Cerrelli.

Sulla stessa lunghezza d’onda il sociologo Massimo Introvigne, presidente nazionale dei Comitati Sì alla Famiglia “Al di là della improvvida sostituzione al potere legislativo, la pronuncia romana – afferma – scardina il fondamento dell’ordinamento minorile: l’interesse del minore è infatti quello di crescere in una famiglia al cui interno la duplicità delle figure dei genitori costituisce un arricchimento; al posto dell’interesse del minore viene ore collocato, facendolo assurgere a diritto, il desiderio di figli delle coppie same sex, ovvero il desiderio di considerare come figli a tutti gli effetti i minori di uno solo dei componenti della coppia, al fine di legittimare l’adozione piena”. Secondo Introvigne, “la portata ideologica e ostile al minore della sentenza”, deve spingere il Parlamento a non ratificare la decisione.

da www.zenit.org (Agenzia Zenit)

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