Oltre le cifre, la Chiesa si fonda sulla Parola di Dio

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Tre milioni di pellegrini nei primi cento giorni del Giubileo, 1.254 milioni di cattolici nel mondo ad oggi, due milioni di presenze al Family Day di quest’anno (o “poco meno”), due milioni anche i partecipanti alla Gmg del Duemila, 70 mila pellegrini presenti all’Angelus del Papa, oltre 27 milioni i follower dell’account twitter di Francesco. Queste e altre cifre affollano le pagine dei giornali e dei social degli ultimi tempi.

Numeri che da un lato possono infervorare e dall’altro fanno comunque meditare, perché riguardano non un ente qualsiasi ma la Chiesa universale, quella Chiesa la cui testimonianza dovrebbe arrivare fino ai confini della terra, come ricorda il libro degli Atti degli Apostoli. Sì, perché i 25 milioni di seguaci del Santo Padre sono un dato importante eppure irrisorio, se lo rapportiamo ai circa sette miliardi di persone che abitano il pianeta: non c’è motivo di vantarsene!

La tendenza a “fare la conta” dei fedeli è naturale e antica quanto le Sacre Scritture. Se facciamo riferimento al Nuovo Testamento, ad esempio, proprio dal Vangelo veniamo a conoscenza che alla moltiplicazione dei pani e dei pesci erano presenti circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini; sappiamo che all’ingresso in Gerusalemme una grande folla accoglieva il Messia, la stessa che poi lo avrebbe voluto crocifisso; e si evidenzia che il risorto apparve inizialmente a più di 500 persone.

Gesù ci mette in guardia dai facili entusiasmi, ricordandoci che molti sono i chiamati e pochi gli eletti. Perché di fronte alla reale fatica dell’amore i numeri si riducono drasticamente. Gli evangelisti tengono a sottolineare che sotto la croce di Cristo stavano solo sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala, oltre all’apostolo Giovanni.

L’insegnamento da trarre consiste nel non riporre certezze nella quantità di persone che si interessa ai temi della fede. La Chiesa non acquista autorità in rapporto al numero di fedeli. Perché, oltretutto, se così fosse ci sarebbe da temere per gli inevitabili periodi di magra. Oggi godiamo dei benefici del carisma comunicativo di Francesco, ma cosa accadrebbe se il suo successore fosse un monaco invisibile ai media? E in ogni caso una Chiesa che esasperasse la tentazione mediatica delle cifre potrebbe ritrovarsi in un attimo a fare i conti con i numeri da circo, ossia a spettacolarizzare e banalizzare eventi che invece richiedono discrezione e silenzio.

Piuttosto il cristiano è tenuto a dare la sua testimonianza nei deserti della fede, nella quotidianità lontana dai successi che del resto non hanno mai incantato neanche lo stesso Gesù. Non bisogna dimenticare che più di una volta Cristo ha rischiato di rimanere solo, perché anche gli apostoli stentavano a seguirlo sulla sua strada. L’unica certezza da portare sempre con sé riguarda la vicinanza di Dio, che non ci abbandona nemmeno nel momento della morte. È la sua Parola la sola bandiera da poter sventolare sui titoli dei giornali e nelle immagini che riempiono ogni giorno i nostri pensieri.

(da www.zenit.org – articolo di don Francesco Indelicato)